Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /59

Qualche tempo prima che il Cinema Volturno (siamo sempre a Roma, nel rione Castro Pretorio) fosse sgomberato, vi avevano realizzato le loro opere una serie di street artist che avevano aderito all’invito del collettivo  a.DNA  che negli ultimi anni ha realizzato numerosi eventi legati al loro a.DNA project. L’obiettivo di a.DNA project scaturisce dal desiderio di accomunare artisti e fruitori delle loro opere all’interno di un più vasto progetto che permetta di liberare l’arte stessa sottraendola alla logica del denaro e dei consumi. In parole schiette l’obiettivo è quindi quello di creare un vero un vero e proprio circuito artistico alternativo attraverso il quale gli artisti possano operare in proprio o in collaborazione con altri nella realizzazione di progetti liberamente fruibili dal pubblico attraverso un diretto contatto con le loro opere. All’interno di questa logica ha avuto luogo il festival Urban Area che ha visto a lavoro molti artisti italiani e stranieri per una riqualificazione e valorizzazione dell’ex cine-teatro Volturno che, sottratto alla più bieca speculazione che ne voleva fare una sala bingo, era stato trasformato in uno spazio dedicato alle arti e alla cultura. Oggi 28 settembre ci soffermiamo sull’opera realizzate al Volturno dallo street artist romano Beetroot; personalissima la sua tecnica realizzativa delle opere, ma direi ancor di più personalissimo il suo stile pittorico che lo affianca ai più accreditati e conosciuti artisti contemporanei emergenti.

La colonna centrale dell grande atrio del cinema Volturno è stata monopolizzata da Beetroot ed ecco cosa è riuscito a dipingere:

     2014-09-28d          2014-09-28c

l’opera nell’ambiente

2014-09-28a     2014-09-28b

due particolari

 Purtroppo il sogno del Volturno si e scontrato con l’aberrazione culturale e degli imprenditori nostrani e degli amministratori pubblici, le opere che lo avevano riqualificato da un punto di vista architettonico secondo il parere di molti sembrano irrimediabilmente perdute. A noi piace invece chiudere gli occhi ed entrare nel sito passando sotto i due volti realizzati da Borondo che ti scrutano, entrare nel grande atrio in stile neoclassico e vedere accomunate le opere di Aladin, ancora Borondo, Omino 71, Milu Correch, Antonino Russo e Carlos Atoche, Alt 97, Cancelletto, Diamond, 0707, Klevra, Marco Rea e Jimmi C.; alzare lo sguardo e scorgere nei tre rosoni che mi sovrastano due mirabolanti opere di Leo ed una di Desx.

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