Mese: luglio 2015

Ancora Lettering

Non paghi della fuga verso il Lettering di ieri, anche oggi, complice la bellissima giornata, calda ma non troppo, ci siamo palleggiati da una parte all’altra della nostra bellissima ma maltrattata città a bordo del nostro ferro a pedali! Siamo andati, su suggerimento di un nostro amico, al parco della Pineta Sacchetti, quartiere Trionfale, a nord/est di Roma; da lì siamo scesi verso la zona sud/est della città a Villa Bonelli, quartiere Portuense per arrivare al parcheggio della fermata della ferrovia metropolitana FR1 che porta all’aeroporto di Fiumicino; in quel parcheggio c’è un cosiddetto “Muro Libero” messo dalle istituzioni a disposizione (sic) dei writers romani per realizzarvi le loro opere. Sul quel muro le esposizioni durano pochissimo; a volte un’opera non riesce ancora ad asciugarsi che già viene  rinnovata per sovrapposizione di un’altro murale.

Ovviamente la fanno da padrone i virtuosismi di calligrafia impreziositi da piccole, ma non per questo non ammirevoli, tracce di figurativo. Ecco cosa abbiamo trovato oggi:

Pineta Sacchetti, Parco del Pineto

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figurativo onirico posto come gendarme a separare i due esercizi calligrafici sopra presentati realizzato da una street artist gia conosciuta dai frequentatori del progetto “FotografiaErrante”

Villa Bonelli, parcheggio ferrovia metropolitana FR1

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visione ambientale

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La bellezza del Lettering

Torniamo sul nostro debole nel campo della street art. Oggi ci siamo recati al quartiere Trionfale, il XIV di Roma, intorno alla città del Vaticano, in via Angelo Emo, proprio al confine col il quartiere Aurelio, sotto il ponte stradale che sostiene la via Olimpica, così detta perché aperta nel 1960, in occasione della XVII olimpiade per collegare gli impianti sportivi posti a nord della Capitale con la zona dell’EUR dove al “Laghetto” si disputavano le gare di canottaggio e al nuovo velodromo le gare di ciclismo su pista.

Ebbene sotto quel ponte abbiamo trovato un’opera collettiva di virtuosismo della calligrafia cui hanno partecipato alcune tra le migliori firme della street art romana. Come di consueto per la branca “Lettering”, non assegneremo la paternità delle opere ai singoli artisti; lasciamo che gli autori vengano individuati a seguito della ricerca individuale dei frequentatori del progetto “FotografiaErrante”. Buon godimento!

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l’opera incorniciata dal complesso stradale e da un apparente ambiente bucolico

Ed ora, una visione ravvicinata dei componenti della murata:

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Escursione a Selci

Alcuni giorni fa ci siamo concessi una gita fuori porta. Ci era giunta voce che un gruppo di street artist era stata convocata a Selci, ridente borgo della Sabina, in provincia di Rieti, per dare una nota di colore ai quei pochi muri grigi che davvero stonavano con l’ambiente bucolico che li circondava. Ed ecco ciò che fino ad ora è stato realizzato perché un uccellino ci ha detto che la cosa non finisce qui ma avrà sicuramente un seguito:

Fio Silva, ventitreenne di Hurlingham, in Argentina, ha cominciato a lavorare come street artist quattro anni fa, per reagire alla morte del suo fidanzato. È stata la street art che l’ha aiutata a superare il dolore del lutto. “Oggi è la cosa che mi piace fare di più, e quello che sento davvero il bisogno di fare, tra tante altre cose”, ha detto Fio. Questa è l’opera la lei realizzata sui muri della scuola di Selci:

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la parete sud

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particolare

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la parete ovest

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Lo stile di Fio è una sgargiante rappresentazione della natura – animali insieme a foglie, alberi e rami – unita a energia e movimento. “Adoro dipingere cose in movimento”, dice Fio. “Credo che tutti abbiano bisogno di muoversi, qualcosa finisce e qualcosa inizia, sempre. Le cose che stanno ferme sono noiose e non ti permettono di migliorare. La vita è un viaggio eterno, una ricerca perenne, e io cerco di rappresentarla negli animali.”

C’è stato poi un lavoro collettivo su un’anonima cabina dell’alta tensione a cui hanno preso parte Emmeu, Solo, Diamond e Marcy; eccola:

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e qui di seguito le singole opere:

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Solo                   –                            Diamond

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EmmeU                   –                            Marcy

 

C’è poi un piccolo anfiteatro incastonato fra le case del borgo; sembra il luogo ove, in altri tempi, sarebbero convenuti gli anziani del paese per prendere magari chissà quale decisione importante per la collettività ovvero i bambini festanti che “gridando sulla piazzuola in frotta, e qua e là saltando, fanno un lieto rumore:” Anche quello è stato magistralmente affrescato da Fio Silva:

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il pavimento dell’anfiteatro

In un luogo, per noi un po’ fuori mano, l’artista Diego Ritmo ha realizzato una lunga murata; per problemi tecnici ve ne mostriamo solo uno scorcio prospettico, riservandoci, a breve di mostrarvi l’opera completa in tutta la sua bellezza.

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l’opera di Diego Ritmo

Ecco tre particolari dell’opera:

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Ultimo artista è una nostra vecchia conoscenza; si tratta di Luis Gomez de Teran, l’uomo che dipinge tutti i colori del mondo, oltre che col bianco e col nero, con la scala tonale dei grigi; anche se a volte esprime colori che sembrano essere comunque compressi all’interno di un mondo in cui predomina il nero.   Predilige dipingere volti dando loro una espressività intensa che trasmette un velo di tristezza. Ecco l’opera da lui affrescata sul muro di una casa di Selci:

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l’opera di Gomez

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particolare

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l’ambiente

Ideato dall’Associazione culturale Kill The Pig, il progetto Pubblica, che ha permesso la realizzazione di questi murales, sarà documentato tramite foto e video. A conclusione del progetto di residenza sarà inoltre realizzata e distribuita una mappa di Selci, per orientarsi tra i luoghi degli interventi diffusi nella cittadina.

 

Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /206

Ringraziamo Monsieur Sax, belga di Dinant, che con la sua ingegnosa invenzione ha fatto sì che  Coltrane ci deliziasse con le sue grandi suonate Jazz.  John Coltrane, ritenuto unanimemente il più grande sassofonista della storia del Jazz, fu attivo negli anni ’50 e ’60 e visse da protagonista il passaggio storico dal Bebop al Free Jazz quando esplosero, negli Stati Uniti, le lotte per l’affermazione dei diritti dei neri che espressero grandi personaggi quali Martin Luther King e Malcome X.

Il 17 luglio ricorreva l’anniversario della morte di questo virtuoso del sassofono; lo street artist Ex Voto (vedasi “un murale al giorno” numero 163, 170 e 176) ha voluto celebrarlo realizzando una serie di poster, 5 per la precisione, che sono stati esposti sul muro di recinzione della Casa del Jazz in quello splendido scenario che sono le mura Aureliane della città di Roma, in via di Porta Ardeatina. Siamo all’estremo nord del quartiere Ostiense; il sito è un bellissimo complesso di tre edifici con parco annesso, costruito nella seconda metà degli anno 30 del secolo scorso sui resti di una villa seicentesca; appartenuto ad un esponente della famigerata banda della Magliana, nel 2001 fu confiscato ed assegnato al Comune di Roma che ne ha fatto per l’appunto la casa del Jazz, con un auditorium, una mediateca, una biblioteca e vari locali da intrattenimento.

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l’esposizione al completo

Ed ora facciamo una carrellata delle singole opere dove dominano quattro spazi temporali della vita di Coltrane, dall’adolescenza alla maturità artistica:

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Veniamo all’ambientazione espositiva; via di Porta Ardeatina è una strada poco frequentata, lontana dalla confusione e dal caos che contraddistinguono quella chiassosa città che è Roma:

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Mammut a Rebibbia /3

Riprendiamo e terminiamo il discorso sul progetto Mammut a Rebibbia; il 12, 13 e 14 giugno venne organizzata una grande festa per celebrare l’avvenuto recupero alla collettività di spazi abbandonati in un quartiere periferico della città di Roma, dove è stato costruito un mastodontico penitenziario, famoso in tutta Italia, ma dove, paradossalmente, per i cittadini e specialmente per i giovani, nulla è stato fatto. Un campo abbandonato, pare in odor di mafia capitale, è stato liberato e strutturato in modo tale da divenire un vero e proprio luogo di aggregazione per i giovani della zona. Durante quella bella festa portata avanti con tanta musica, ottime mangiate, degustazioni di buone birre, si sono esibiti ed hanno realizzato delle opere sublimi, tre street artist, ormai di fama mondiale, tra i più attenti ai bisogni della gente specie dei più deboli, senza nulla togliere a tutti gli altri street artist, un mondo che fortunatamente, nessuno escluso, è per antonomasia molto impegnato nel sociale. Nelle prime due puntate avevamo presentato il gioioso Mammut, simbolo del Comitato di Quartiere, realizzato da Zerocalcare e la coppia di  innamorati troppo innamorata realizzato da Aladin. Questa sera è la volta del terzo artista venuto a Rebibbia; si tratta di Blu, seguiamolo nella sua forte satira contro il vigente sistema di potere tutto impegnato a limitare le libertà individuali di chi, siano essi migranti, giovani senza lavoro, padri e madri di famiglia che hanno perso il lavoro, non è perfettamente in linea col pensiero di una classe dominante che si sta chiudendo a riccio nel proprio sterile mondo. Siamo in via Ciciliano, la parete è quella di uno dei palazzi delle case popolari.

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Blu, provetto scalatore, all’opera comodamente appeso alle corde realizza il suo grande murale

E qui di seguito tre immagini riprese in tempi diversi dal sovrastante vivaio di via Adolfo Marco Boroli:

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Una sequenza, ora, di particolari per meglio cogliere l’intensità dell’opera:

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E prima di lasciare il sito, ci concediamo un ultimo sguardo a questa stupenda opera:

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Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /205

Torniamo sui nostri passi, a Trastevere; a fare da torri di guardia all'”Arte da Rubare” di Canz (vedi articolo del 14 c.m.) ci sono due opere di street artist di nostra conoscenza; la prima, un poster, è di K2m (una sua opera, presentata nel murale al giorno numero 159, l’avevamo incontrata in vicolo della Torretta nel rione Campo Marzio il 29 marzo di quest’anno); la seconda è una chicca di El Gat Mao (di lui abbiamo parlato nel murale al giorno numero 148 del 10 marzo scorso).

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l’opera di K2m

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l’opera di El Gat Mao

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l’ambiente

Arte da Rubare /1

Oggi parliamo di un artista “sui generis” che circa 15 anni ebbe l’idea di abbandonare dei quadri in strada a disposizione delle persone più attente ed interessate al mondo a loro circostante; nacque così un raffinato progetto di avanguardia culturale e di interazione artistica che prese il nome di ‘Arte da rubare’.  Questa operazione la fece inizialmente in maniera del tutto semplice ed amorfa; poi iniziò a lasciare la sua mail sul retro delle opere che esponeva nei luoghi più impensati e strani; abbiamo visto quadri fare mostra di se anche sulle reti di protezione della sopraelevata che scavalca lo scalo ferroviario di S.Lorenzo, impossibile da percorrere a piedi ma ancora più impossibile pensare di potervi arrestare il proprio veicolo per afferrare il quadro e portarselo via. Mentre il progetto “Arte da rubare” prese corpo, nacque un rapporto epistolare tra l’artista e coloro che “rubavano” i quadri; non solo mail ma incontri ed accadimenti sempre più singolari. Avremo modo in un prossimo futuro di rendere partecipi di questa esperienza i frequentatori del progetto culturale “FotografiaErrante”.

L’ideatore del progetto “Arte da rubare” è “Canz” (vedi murale al giorno numero 177 del 4 maggio scorso) la cui produzione attuale spazia dalla scultura alle performance in strada. Il suo processo di apprendimento è autodidattico; la sua sperimentazione si avvale dei materiali più disparati.

Orbene, quest’oggi, percorrendo le vie di Trastevere, naturale sala espositiva per i più raffinati street artist, siamo incappati in un’opera del nostro amico Canz:

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l’opera (dimensioni in cm: 33 X 38 c.a.)

che faceva mostra di se dove il Vicolo del Piede si appoggia in Via della Pelliccia:

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In ottemperanza a quanto espressamente riportato sul retro dell’opera che recita testualmente “Arte da Rubare”, ce ne siamo impossessati ed abbiamo lasciato spoglio il muro di Vicolo del piede:

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Per un paio di giorni conserveremo gelosamente quest’opera che Canz ha deciso di esporre; poi la daremo in custodia definitiva ad un nostro concittadino, raffinato cultore di arte ipercontemporanea!

 

Dans la Rue, volume 5 /5

Terminiamo questa sera il Reportage da Piazzale Pino Pascali, dove il 27 giugno si è svolta la Convention organizzata dal Collettivo “Dan La Rue”, quinto appuntamento di quello che è divenuto ormai un evento di assoluta rilevanza per la street art romana. Le opere che vedremo sono quelle realizzate sul lato destro della grande murata che si estende per oltre duecento metri da viale Palmiro Togliatti a via Gino Severino. L’appuntamento è per l’anno prossimo sempre alla fine del mese di giugno. Non mancheremo!

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Dans la Rue, volume 5 /4

Quarta visita dell’esposizione delle opere  prodotte dai Writers romani in occasione della Convention Dans la Rue, volume 5, sul grande muro di recinzione dell’ex Centro Carni di Roma che si affaccia sull’immenso piazzale Pino Pascali al quartiere Tor Sapienza. Siamo nell’estrema periferia est della città, all’altezza dello storico “Quarticciolo”, parte del più ampio quartiere Alessandrino, che deve il suo nome al Rione che esisteva una volta dove ora si estende quella brutta strada chiamata via dei Fori Imperiali. Il quartiere ha assunto quel nome proprio perché vi furono deportati tutti gli abitanti le cui case furono rase al suolo per costruire quella strada che unisse piazza Venezia, con il suo altare della patria, con il Colosseo, massima opera architettonica dell’Impero Romano.

Ecco i murales che abbiamo selezionato per questa puntata; vi ricordiamo le opere si susseguono così come sono state effettivamente realizzate; procedendo da sinistra verso destra, ormai abbiamo superato la parte centrale del muro e ci stiamo avvicinando  all’ingresso dell’esistente deposito AMA.

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