Mese: settembre 2014

Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /61

Torniamo per un attimo al Volturno Occupato di Roma. Stasera ultimo giorno di questo settembre crepuscolare, presentiamo l’opera della street artist Marzia che abbiamo conosciuto in un altro centro di aggregazione sociale: il Lucernario del dipartimento di musica dell’università La Sapienza, anch’esso sgomberato dalla riforma Renzi. Lì aveva realizzato insieme ad un altro grande della Street Art italiana, Leo, un coppia di meravigliosi ed indomabili cavalli. Qui al Volturno, sempre nell’ambito del progetto a.DNA project, ha realizzato, su una delle porte che permetteva l’accesso alla galleria, questa deliziosa opera che rimanda al Picasso dei primi anni 30 del secolo scorso quando ideò la serie di ritratti di donne addormentate.

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Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /60

Oggi 29 settembre……………….. (così cominciava una delle canzoni simbolo della mia epoca), presentiamo un murale gagliardo, dove il bianco e nero dominante del soggetto viene meravigliosamente tenuto a bada dai simboli fiamma dai colori sgargianti che lo incorniciano. L’autore e Aladin, il luogo è il Centro Sociale Occupato Autogestito Corto Circuito; siamo nel quartiere Romano di Don Bosco (alias Cinecittà). Buon godimento!

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l’opera

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Aladin al lavoro

Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /59

Qualche tempo prima che il Cinema Volturno (siamo sempre a Roma, nel rione Castro Pretorio) fosse sgomberato, vi avevano realizzato le loro opere una serie di street artist che avevano aderito all’invito del collettivo  a.DNA  che negli ultimi anni ha realizzato numerosi eventi legati al loro a.DNA project. L’obiettivo di a.DNA project scaturisce dal desiderio di accomunare artisti e fruitori delle loro opere all’interno di un più vasto progetto che permetta di liberare l’arte stessa sottraendola alla logica del denaro e dei consumi. In parole schiette l’obiettivo è quindi quello di creare un vero un vero e proprio circuito artistico alternativo attraverso il quale gli artisti possano operare in proprio o in collaborazione con altri nella realizzazione di progetti liberamente fruibili dal pubblico attraverso un diretto contatto con le loro opere. All’interno di questa logica ha avuto luogo il festival Urban Area che ha visto a lavoro molti artisti italiani e stranieri per una riqualificazione e valorizzazione dell’ex cine-teatro Volturno che, sottratto alla più bieca speculazione che ne voleva fare una sala bingo, era stato trasformato in uno spazio dedicato alle arti e alla cultura. Oggi 28 settembre ci soffermiamo sull’opera realizzate al Volturno dallo street artist romano Beetroot; personalissima la sua tecnica realizzativa delle opere, ma direi ancor di più personalissimo il suo stile pittorico che lo affianca ai più accreditati e conosciuti artisti contemporanei emergenti.

La colonna centrale dell grande atrio del cinema Volturno è stata monopolizzata da Beetroot ed ecco cosa è riuscito a dipingere:

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l’opera nell’ambiente

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due particolari

 Purtroppo il sogno del Volturno si e scontrato con l’aberrazione culturale e degli imprenditori nostrani e degli amministratori pubblici, le opere che lo avevano riqualificato da un punto di vista architettonico secondo il parere di molti sembrano irrimediabilmente perdute. A noi piace invece chiudere gli occhi ed entrare nel sito passando sotto i due volti realizzati da Borondo che ti scrutano, entrare nel grande atrio in stile neoclassico e vedere accomunate le opere di Aladin, ancora Borondo, Omino 71, Milu Correch, Antonino Russo e Carlos Atoche, Alt 97, Cancelletto, Diamond, 0707, Klevra, Marco Rea e Jimmi C.; alzare lo sguardo e scorgere nei tre rosoni che mi sovrastano due mirabolanti opere di Leo ed una di Desx.

Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /58

Oggi, sabato 27 settembre, dopo una giornata passata a mollo nelle piscine termali del viterbese, facciamo una piccola sosta al Trullo, quartiere anch’esso ultrapopolare della periferia ovest di Roma. Tra le case popolari supervariopinte spicca questa meravigliosa opera di Solo, realizzata nel corso dell’estate.

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l’opera

“All’inizio eravamo in tre. Una sera di quattro mesi fa ci guardammo intorno e decidemmo che avremmo cambiato questo quartiere” (I pittori anonimi del Trullo).

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il contesto                                                                un particolare

Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /57

Oggi 26 settembre torniamo al Centro Sociale Strike (siamo a Casal Bertone quartiere popolare separato dal centro dalla bretella ferroviaria di Roma e dalla obbrobriosa tangenziale est), visitato l’altro giorno durante la performance M-City. Ci torniamo per vedere una superba opera realizzata dallo street artist romano Cancelletto (si firma così: #). Io ho visto per la prima volta una sua opera, se non erro la primavera dell’anno scorso, quando cominciavo a scorrazzare per Roma alla ricerca di murales in groppa ad Ippogrifo (la mia inseparabile bicicletta). Incappai nella galleria underground “Laszlo Biro (ebbi anche la fortuna di conoscere e scambiare qualche parola con un’altra grande street artist romana:MP5), al Pigneto in via Braccio da Montone e mi immersi letteralmente in un immenso acquario popolato di pesci multicolori dove stranamente anch’io potevo stare senza bisogno di respiratori. Fu un’esperienza bellissima e fino ad oggi irripetibile! Ecco a voi l’opera di Cancelletto realizzata su un muro appartato di Strike:

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Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /56

Oggi 25 settembre lo dedichiamo al murale scomparso. Scomparso non perché, nella logica degli eventi un muro a portata di mano può essere conquistato da chiunque e quindi in questa prospettiva il murale, per antonomasia, è una delle cose più effimere, bensì scomparso per l’idiozia degli esseri umani!

Il murale che vediamo questa sera era una delle opere realizzate, nel corso degli anni, nell’ex cinema Volturno di Roma, che occupato dai giovani del quartiere per impedire che fosse trasformato in sala bingo, era diventato un centro di aggregazione sociale immerso in un deserto culturale apocalittico quale è il rione Castro Pretorio di Roma ed in generale tutta la zona che gravita intorno alla stazione ferroviaria di Roma Termini.

Nel corso dell’estate il cinema Volturno è stato sgomberato dalla forza pubblica; per quanto ho verificato di persona passandoci davanti  in bicicletta il giorno successivo, una montagna di calcinacci svettava nell’atrio picchettato da una moltitudine di g-man nostrani. E’ dato di pensare, fino a dimostrazione contraria, che l’accanimento maggiore si sia scatenato proprio contro i moltissimi murales che, in segno di solidarietà e sostegno, decine e decine di street artist non solo italiani (basta citare fra gli stranieri Borondo per capire il livello artistico della questione) e chi quindi le opere o comunque la maggior parte di esse siano andate irrimediabilmente distrutte sotto i picconi di solerti muratori.

L’artista è Solo che in questa occasione ci presenta due dei suoi supereroi, Batman e Robin.

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Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /55

Oggi 23 settembre, nel giorno dell’equinozio d’autunno, parliamo di un’artista prestataci da quel settore che si interessa di comunicazione visiva, si parliamo di una Graphic designer, Gaia Niola (chi è curioso o interessato a promuovere la propria attività la puo trovare al sito http://www.gaianiola.it) che per scherzo, due anni fa ha iniziato a ritrarre i suoi amici. Chiamò i loro ritratti “avatar” perché spesso venivano utilizzati su fb o altri social; ovviamente, dato lo stile personalissimo usato nel realizzare le sue opere, gli “avatar” hanno suscitato così tale interesse che si è trovata coinvolta in una sorta di mania, così è nata Avatarmania. L’occasione per il salto nell’iperspazio della street art è venuta la scorsa primavera quando è stata invitata a partecipare al progetto “Colla” (se non ricordate l’articolo, realizzato nell’ambito del progetto “FotografiaErrante”, questa è l’occasione per andarselo a rivedere) ed i suoi Avatarmania hanno abbandonato il web e si sono finalmente materializzati su un muro libero in via Marylin Monroe nell’estrema periferia sud di Roma.

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la performance di Avatarmania

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cinque particolari dell’opera

Non poteva mancare poi la madrina, l’icona che ha dato il nome alla strada dove si è svolto l’evento: Marylin Monroe. E’ qui splendidamente ritratta in poster che si rifà alla firma più grande della Pop Art, Andy Warhol.

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E per chiudere, altri due simpatici particolari del poster “Watch it all”

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Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /53

Venerdì scorso sono (casualmente?) capitato al centro sociale Strike ed ho trovato lo street artist del giorno: M-City.

Dopo aver il giorno precedente inaugurato la sua mostra personale presso la Galleria principe di Roma della street art “Varsi” in via S.Salvatore in Campo 51, l’artista stava realizzando  il suo secondo murale romano e quindi ho approfittato per documentare lo sviluppo del suo lavoro:

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stesura mano di fondo              –                        primo stencil

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secondo stencil              –              un altro stencil

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ultimo stencil                             –                            un controllo generale

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la firma                                              –                                 che faccio, la butto?

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ma sì, la butto!

Ed ecco come per incanto presentarsi al nostro sguardo l’opera finita: una vera chicca!

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e qui di seguito un particolare dell’opera: il drone ubbidiente 

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Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /52

Oggi è domenica, 21 settembre; facciamo un salto a S.Basilio, quartiere popolare dell’estrema periferia est di Roma, sulla Tiburtina, dopo il carcere di Rebibbia. Il quartiere è salito alla ribalta in primavera per l’attuazione del progetto Sanba che prevede, nell’ambito di un grosso progetto di riqualificazione del quartiere, anche il ripristino dei muri fatiscenti dei palazzi (in quota ATER) con enormi murales di cui qualcuno è già passato per il progetto “FotografiaErrante”. Sono così apparsi murales realizzati da grandi artisti del calibro di Agostino Iacurci e Liqen. L’altro giorno è apparso, come per miracolo, un grande murale realizzato da Blu, sì, proprio lui, quello che anche i grandi critici d’arte (vedasi Caroli nella trasmissione Che tempo che fa di Fazio) annoverano tra i grandi del settore, alla stregua di Keith Haring e Banksy. Lui ha realizzato un dipinto per commemorare l’uccisione del giovane Fabrizio Ceruso (di Tivoli) colpito negli anni ’70 nel corso di una manifestazione tenutasi nel quartiere in difesa delle famiglie occupanti le case. Blu ha rappresentato, a modo suo, un San Basilio che spezza un lucchetto per rompere le catene dell’oppressione e in basso un gruppo di poliziotti che si trasformano lentamente in pecore e maiali (metafora?). E’ successo il finimondo, nel volgere di alcune ore si è scatenato un’altro grande temporale anticulturale a cui, negli ultimi tempi, siamo stati abituati ad assistere a Roma (dopo quello dell’avvenuta rimozione dello stencil rappresentante Francesco superpapa e della scultura abusiva “Omaggio a Mondrian” che se ne è stata sul belvedere Romolo e Remo  per almeno un paio di mesi senza che nessun solerte uomo del potere si accorgesse della sua esistenza – autori Maupal del primo e Francesco Visalli della seconda). Tutti i benpensanti hanno gridato allo scandalo: non si può descrivere la polizia con toni di questo tipo, hanno detto, ovviamente bisogna parlarne solo bene perché la polizia, quando fa ordine pubblico sta sempre dalla parte del giusto. E proprio qui sta l’errore, spesso, sia nel corso degli anni ’70 (io ne sono testimone oculare) che oggi, spesso la polizia non ha fatto ordine pubblico, ma ordine privato, manipolata da chi gestisce il potere, spesso politico o economico, che poi sono la stessa cosa, ma anche, come in questi casi, culturale. Sembra di essere tornati indietro di seicento anni e più, quando bigottamente, e non solo nelle chiese, gli affreschi ed i quadri realizzati dai più grandi artisti di tutti i tempi venivano ricoperti a forza di pennellate da drappi e vestiti di second’ordine per coprire qualche seno o qualche vulva o pisello. Non sono riuscito a fotografare l’opera così come l’aveva realizzata Blu, qualche solerte individuo (e pensare che a Roma per accedere ad una risonanza magnetica ci sono tempi di attesa superiori ad un anno! per non parlare poi della endemica mancanza di servizi nel quartiere di S.Basilio), nel giro di alcune ore, aveva già fatto il proprio dovere; io l’opera, il giorno dopo, l’ho travata così; chi volesse vedere l’originale è invitato a cliccare su un qualsiasi motore di ricerca “Blu a S.Basilio”.

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l’opera

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particolare “settore assediati”     –     particolare “settore assedianti”