MK

Edificio Fleming /16

Riprendiamo la visita alla “Fleming” quella fabbrica farmaceutica sulla via Tiburtina, abbandonata in fretta e furia come se ci fosse stato un incidente nucleare; ad una pur superficiale visita del sito, sufficientemente muniti di spirito di avventura, capita facilmente di trovare ampolloni di vetro contenenti chissà quale componente chimico, pacchi di fiale da riempire, scatole contenenti involucri di cartone per confezionare le medicine che vi si producevano, già complete di fustelle da rimuovere ed attaccare sulle ricette del Servizio Sanitario Nazionale. E ripartiamo dalle opere di lettering dove ci eravamo fermati nella predente visita:

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Attraversando locali dalle cui finestre si vedono piccoli panorami mozzafiato:

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giungiamo nel grande salone che ospita le opere realizzate tanti anni fa dallo street artist Rust Age, dove è in corso una performance di moda; approfittiamo per cogliere uno scatto in quell’ambiente carico di fascino

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Non vogliamo disturbare più di tanto e ci defiliamo rapidamente; scendiamo, percorriamo un viale

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ed andiamo a trovare Sort che sta realizzando una delle sue caratteristiche opere di lettering. Questo giovane artista pugliese vive ormai stabilmente a Roma dove sta frequentando l’Accademia di Belle Arti

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Sort al lavoro

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l’opera

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inserita nell’ambiente

 Poco più in la c’è un’artista di nostra conoscenza, MK, non nuova nell’esporre le proprie opere presso questa fabbrica abbandonata (vedasi l’articolo numero 6); questa è la sua opera

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inserita nell’ambiente

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incontro ravvicinato

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Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /237

Questa sera entriamo in fabbrica, in una di quelle disseminate nella periferia romana ed abbandonate da lungo tempo. La natura se ne sta lentamente impossessando, al suo interno, la ruggine la fa da padrona ed il  suo colore si sposa bene con le rigogliose piante di ricino che nascono qua e là nei locali situati al pianterreno. Per entrare ci si insinua in uno stretto passaggio fra rovi e cumuli di immondizia abbandonati mentre tutto intorno aleggia il cupo rombo di sottofondo del traffico automobilistico incessante che ti accompagna per tutto il tempo che vaghi all’interno dei locali; ogni tanto poi, ad intervalli abbastanza regolari, avverti un acuto dovuto al rapido passaggio di un treno. Fra queste mura veramente fatiscenti che a volte sembra debbano caderti addosso ad ogni passo che fai, l’attento osservatore scorge le tracce di graffiti d’altri tempi, anche firme importanti per l’epoca in cui sono stati realizzati e che ora quasi nessuno, se non i più accorti e colti, ri”conosce”. Ultimamente poi, con la tardiva caduta delle foglie, sono apparsi, come per magia, pezzi nascosti, consunti dal tempo ma sempre attuali e portatori di una immensa carica emozionale.

Tra queste mura sta entrando discretamente il movimento artistico contemporaneo, vi abbiamo trovato infatti MK che stava realizzando un murale:

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l’opera

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particolari

Edificio Fleming /6

Questa sera del 27 ottobre vi presentiamo le opere esposta alla ex fabbrica di medicinali di via Tiburtina da un trio di artisti molto affiatati tra loro; si tratta di MK, Rox Piridda e Chew-Z. Li abbiamo già incontrati sia nel corso delle visite al “Luogo ai confini della realtà” che “Sulle sponde del Liri”. Queste sono le loro realizzazioni:

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l’introspettiva opera di MK

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che contrasta con il volto etereo della fanciulla realizzata da Gomez

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la surreale opera di Rox Piridda

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il simbolismo di Chew-Z

Sulle sponde del Liri /3

Restiamo ancora nella cartiera abbandonata; questa sera presentiamo l’opera realizzata da Monica Pirone, in arte MK; abbiamo fatto la conoscenza di questa eclettica artista il 29 agosto scorso, nel “luogo ai confini della realtà” – settimo appuntamento. Anche questa opera emerge dall’intimo dell’artista; ella rappresenta un mondo onirico popolato di mostriciattoli che a volte invadono anche il mondo quotidiano reale; qui queste figure sono rappresentate in maniera molto definita e dominano l’intera opera totalmente pervasa di un rosso che sembra urlare anch’esso

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prime tracce sul muro

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MK compone il murale non trascurando alcun particolare, le colonne di sostegno del soffitto entrano di forza nell’opera dandole tridimensionalità

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attenta osservazione delle prospettive

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il corpo centrale dell’opera

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il murale completo di MK 

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sopra e sotto: due mozzafiato immagini d’ambiente

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uno scatto prima di abbandonare il sito

Ritorno al luogo ai confini della realtà /7

Settimo ed ultimo artista presente all’azione pittorica attuata nella fabbrica abbandonata ampiamente descritta nelle puntate precedenti è un personaggio eclettico, raffinata scenografa, artista da studio dove dà luogo a mostre-istallazione veramente suggestive e cariche di pathos, da poco prestata a quel mondo senza regole e confini che è l’arte ipercontemporanea del muro. Vi si è gettata con quello slancio che la contraddistingue per nulla impaurita di dover mettere su una grande superficie ciò che lei fino a poco tempo fa si limitava solo a progettare grande. Le sue realizzazioni rispecchiano il suo stato d’animo, fanno emergere una sua dualità: un mondo onirico, popolati di mostriciattoli, immagini di agitati sonni notturni, contrapposto ad una realtà che vorrebbe fosse molto tranquilla come, per la fattispecie, il sonno della ragazza presente nell’opera incastonata nel palco naturale che è la parete di fondo di quell’immenso salone della fabbrica abbandonata. Dualità che si ritrova anche in un’altra delle sue tante opere: il ventaglio donato, nel 2012, dall’Associazione Giornalisti Parlamentari all’allora presidente del Senato Schifani; lì MK, con la predominanza del colore rosso, rappresenta da una parte le lacerazioni sociali di un paese in crisi, dall’altro la vitalità e la forza proprie della cultura Italiana che, quando riesce ad esprimersi, è capace di fare la differenza!

Il grande muro (metri 15 X 3,20 circa) realizzato dalla nostra artista “MK” (al secolo Monica Pirone) ci presenta una giovane donna che dorme, un velato sorriso orna la sua bocca; ma i suoi sogni sono agitati, si avverte nell’opera una metà di aspirazione alla tranquillità su cui però incombe tutto un mondo oscuro, fatto di mostriciattoli, in altre situazioni dell’artista rappresentati in maniera più definita, qui solo immaginati. Sulla sinistra c’è l’astratto, dai coloro cupi, un luogo insicuro dove il visitatore può vedere ogni sorta di tentazione, come l’occhio di un demone che incombe  tra le fiamme. Man mano che lo sguardo si sposta verso destra si viene ripagati da un senso di sicurezza, di appagamento, la figura femminile ci riporta alla realtà che l’artista ci dice non essere poi così triste come ce la raccontano spesso i nostri sogni.

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MK si impossessa del muro

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prepara il contorno e fa emergere il volto della ragazza

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un mondo celeste, pacato e tranquillo, prende forma

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ma ecco che appare un mondo oscuro, indefinito, fatto di sogni incomprensibili che generano tensioni interiori

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ed ecco l’opera finale di MK

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fondale del palco di un teatro di un mondo dove i confini fra sogno e realtà si fanno labili

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la firma dell’artista

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particolare dell’opera