Mr. Klevra

Attraverso i quartieri di Roma /2

Dal Flaminio, dove ci siamo recati ieri, attraversiamo il centro storico di Roma, quell’immenso territorio racchiuso nello scrigno delimitato dalle mura Aureliane e, a sud, entriamo timidamente nell’immenso quartiere istituzionale denominato “Ardeatino”, il XX di Roma, che prende il nome dall’antica via che lo attraversa. Ben 14 chilometri quadrati di territorio, con un immenso patrimonio verde costituito da buona parte del Parco dell’Appia Antica e da tutta la Tenuta di Tormarancia. Il quartiere, racchiuso tra le vie Cristoforo Colombo, Laurentina, di Vigna Murata ed Appia Antica, è per lo più costituito da zone di edilizia economica e popolare, cui si sono aggiunte, nei primi anni ’70 del secolo scorso, alcune ben delimitate aree di edilizia privata di livello superiore. Da segnalare un tentativo mal riuscito di mettere in pratica soluzioni avveniristiche di edilizia convenzionata scaturite da menti che di rivoluzionario non avevano nulla (vedasi gli immensi palazzi circolari della zona del Tintoretto/Ballarin) Questo quartiere, a parte il grande intervento di cosiddetta “riqualificazione” attuato nell’area ristretta di “Shanghai” (vedi articoli del 24, 26 e 30 marzo scorsi) ed un edificio abbandonato (vedi murale al giorno numero 175 del  2 maggio scorso) per un momento divenuto luogo di pura espressione artistica ma subito riconquistato dalla potentissima reazione speculativa romana, vive marginalmente il fenomeno della street art, soffocato dal confinante quartiere “Ostiense” che, al contrario, attrae come una potente calamita, street artist e studiosi di arte contemporanea da tutto il mondo. Riservandoci di documentare una grande murata di lettering realizzata lungo la recinzione della dismessa “Fiera di Roma” sulla via Cristoforo Colombo, vi presentiamo alcune opere scovate sui muri del quartiere.

2.1

via Valeria Rufina opera della De Merode Crew

2.5

via dell’Arcadia, opera di Mr. Klevra

2.6

via dell’Arcadia, un turpiloque Snoopy opera di anonimo

2.7

via dell’Arcadia, opera di anonimo

2.2

via Casal de Merode, opera della De Merode Crew

2.3

portale affrescato da Hogre, via Casal de Merode

2.4

particolare dell’opera

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Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /225

Con i “Murale al giorno” numero 212, 213, 215 e 216 pubblicati nella prima quindicina dello scorso mese di novembre ci eravamo trasferiti al Trullo, zona edificata a cavallo fra le due guerre, che ospitò dapprima il popolo cacciato dal regime dal Rione Alessandrino raso al suolo per costruire via dell’Impero (divenuta poi via dei Fori Imperiali), in attesa della loro definitiva deportazione al Quarticciolo e quando questa avvenne fu usato per dare casa a tutti coloro che venivano sfrattati con la forza dai quartieri centrali della città per fare posto alla classe dirigente fascista.

Avevamo documentato l’impegno  messo in cantiere dai residenti, per riqualificare culturalmente quel quartiere abbandonato a se stesso dalle varie amministrazioni comunali che si sono succedute da sempre, ormai ci viene da dire. Avevamo presentato le opere realizzate da alcuni degli street artist più famosi della città, da Solo a Diamond, da Bol 23 a Gomez; questa sera soffermeremo la nostra attenzione sulle opere esposte da una parte di altri artisti partecipanti:

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opera di Jerico

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opera di Mr. Klevra (work in progress)

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l’entrata del mercato dipinta da Piger e Ivan

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tre particolari dell’opera

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due pareti contrapposte affrescate da Marco Tarascio

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l’opera di Marcy

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“pittori anonimi del Trullo”

E per finire un’altra carrellata di deliziose opere realizzate per lo più da artisti che vivono nel quartiere:

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Addio al Rising Love

Da molto volevamo presentare le opere abbandonate ad un triste destino nell’abbandonato sito che ha ospitato il Rising Love, luogo alternativo in via delle Conce 14, nel quartiere istituzionale Ostiense, a pochi passi dalle mura Aureliane che racchiudono come uno scrigno il Rione Testaccio.

Il locale nato come circolo Arci per offrire uno spazio dove i giovani  potessero esprimere la propria creatività musicale ed artistica, ha portato sulla scena romana artisti di grande rilievo che si sono espressi in oltre 350 concerti. La chiusura è avventa il 28 marzo di quest’anno ed è stata preceduta da due indimenticabili concerti (il 27 ed il 28).

Quel locale, dove dominava il colore rosso, pieno di divani rossi, ospitava per l’appunto anche una serie di opere di street art; noi vi ci siamo introdotti, ovviamente furtivamente, mentre erano un corso le operazioni di abbandono e smantellamento del sito e siamo riusciti ad immortalare, per l’ultima volta, quei murales e vi assicuriamo, siamo riusciti a fare l’impossibile, muovendoci fra calcinacci ed arredi semidistrutti, nell’oscurità, in alcuni punti pressoché totale, agevolati da una fatiscente lampada allo iodio. Il tutto è avvenuto con il benevolo assenso del personale incaricato dello smantellamento che ha agevolato la nostra intrusione.

l’opera di Diamond

1a

1b     1c

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l’opera di Solo

2a

2b

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le opere di Mr. Klevra

3a

3c

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l’opera di Aloha Oe

4

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le opere di Omino 71

5

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l’opera di Sten

6

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l’opera a sei mani di 5074, James BoyStelleconfuse

7

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opera collettiva di NFA-MK, Korvo e Biodpi

8b

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altra opera presente nella sala concerti

8c

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opere nascoste nel retropalco

9a

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Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /175

Oggi 2 maggio abbiamo visitato un “luogo da paura“, come dice il nostro amico Oscar. Uno di quei luoghi frutto della più sconsiderata speculazione edilizia cui la nostra povera città di Roma è sottoposta incessantemente. L’edificio visitato oggi si trova in una delle zone più belle della media periferia romana, realizzato in cemento, alluminio e vetro, spicca per la sua maestosità, lo si vede da lontano. Ma quando ti avvicini ti rendi conto della realtà; il complesso non è mai stato terminato, da fuori sembra completo ma quando ti avvicini hai la possibilità di accedervi comodamente, non ci sono ostacoli, i varchi sono aperti, le porte in vetro divelte ed abbandonate a terra, completamente distrutte. Una volta entrati evidente è lo stridio fra ciò che è e ciò che non è; mancano i pavimenti e si cammina in una nuvola di polvere, ma nei soffitti perfettamente montati sono incastonate le ventole di aerazione e gli ugelli dell’impianto antincendio, le scale mobili sono regolarmente montate ma prive dei gradini, le scale invece sono perfettamente agibili realizzate in granito anche se molti gradini sono già mancanti di parti. Mancano gli ascensori ma le porte dei vani di accesso ad essi sono presenti ed in molti casi divelte; le colonne portanti della struttura, cilindriche e snelle, in cemento grezzo, slanciate a sostenere un soffitto spiovente sembrano tanti guardiani che controllano il sinistro luogo.

Ma all’improvviso ecco comparire il motivo per cui ci siamo avventurati in questo “luogo da paura“: esso è stato eletto ad atelier da alcuni street artist romani che vi si rifugiano per dare libero sfogo alla loro vena creativa, senza condizionamenti, senza fini reconditi. Il tutto alla faccia di chi vuole codificare il mondo della street art. Premesso che nel sito sono presenti altre opere minori, questa sera vi presentiamo tre murales, uno di Mr. Klevra e due di Jerico.

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l’opera di Mr. Klevra

175c     175b

due particolari

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prima opera di Jerico

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seconda opera di Jerico

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vista da vicino

Ed ora una piccola selezione di scatti che inserisce le opere nell’ambiente:

175l

175i     175n

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Shanghai

Questa sera, 24 marzo, iniziamo un non breve viaggio in una zona del quartiere XX Ardeatino, VIII municipio di Roma. Ci rechiamo a Tormarancia per renderci conto di persona del grande intervento di realizzazione di un grosso numero di murales da parte di altrettanti artisti sulle facciate dei palazzi dell’Ater, le case popolari.

In quel luogo, alla fine degli anni ’20 del secolo scorso, i romani espulsi dal centro della città a seguito dei primi sventramenti e gli immigrati dal sud Italia richiamati nella capitale dal miraggio di un futuro migliore, costruirono quello che era un vero e proprio ghetto (dove la microcriminalità era molto diffusa) fatto di baracche di legno e cartone, sovraffollate da famiglie numerose, e ralizzate su terreni che con le prime piogge divenivano una palude. Per questo la zona venne chiamata “Shanghai”.

L’evento, organizzato da una galleria romana di arte contemporanea e patrocinato, a vario titolo, da VIII municipio, l’azienda romana per la mobilità, da una società di comunicazione e design e da una società produttrice di vernici, si è sviluppato nel corso degli ultimi tre mesi ed ha portato una ventata di novità nel piccolo agglomerato:  in qualsiasi ora del giorno è ormai certo incontrare, dentro i vialetti del comprensorio, numerosi visitatori, anche stranieri che, con il naso all’insù, osservano interessati i grandi muri dipinti con le più svariate opere. Ora, come perfetti turisti del bello e della novità, lo facciamo anche noi iniziando, almeno per questa volta, dai primi due artisti che hanno realizzato le loro opere.

Il primo è Mr. Klevra, l’artista dei santi e delle madonne e di quest’ultima, onorevolmente chiamata di “Shanghai” ha realizzato, sulla parete di un palazzo, la sua immagine.

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l’opera di Mr. Klevra

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la fase realizzativa

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Il secondo artista di cui mostreremo ora l’opera è Diamond, uscito dall’Accademia di Roma, attivo dai primi anni novanta come Writer, in forte connubio con altri due street artist che hanno fatto la storia in questa nostra città, JBRock e Greco. Questa è l’elegante opera da lui realizzata per questo evento:

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l’opera

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primo piano dell’opera                                               Diamond a colloquio con la sua creatura

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Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /18

Oggi 18 luglio è il giorno in cui, in questo medio evo avanzante (vedi Gaza, vedi Ucraina), vale la pene di ricordare che ricorre l’anniversario della nascita di Nelson Mandela. Madiba era il suo nome all’interno del clan di appartenenza, ma dopo abbiamo scoperto che il suo clan erano tutti gli uomini liberi, quelli che lottavano per l’uguaglianza, la fraternità e la libertà degli oppressi. Si narra che già nel 1941, nel momento in cui gli fu imposto un matrimonio combinato dalla sua stessa famiglia, lui si opponesse con tutte le sue forze perché quella era una condizione che non voleva tollerare. La scelta era molto delicata: o si sposava e andava contro il suo massimo principio, cioè la libertà, oppure non si sposava mancando così di rispetto alla sua tribù e alla famiglia. Così decise di scappare a Johannesburg. Da quel giorno iniziò la sua vita!

Ecco il murale realizzato dallo street artist Mr. Klevra in uno dei fornici del sottopasso della metro B di Roma in via Giustiniano Imperatore:

 

2014-07-18