Daniele Bernardini

Red Lab, che spettacolo!

Solo ieri abbiamo lasciato il Red Lab con una nuova opera, la Medusa di Beetroot, che già oggi, in quello che è diventato, con i fatti e a pieno diritto, un vero e proprio museo di Arte Contemporanea, è stata realizzata una ulteriore opera e noi siamo qui puntualmente a documentarla. E’ la volta di presentare una street artist che ama andarsene in giro per il mondo, spesso in bicicletta, ma sempre portando con se un piccolo taccuino, un album su cui fissare volti e momenti. Raramente si impegna per realizzare murales, ma quando lo fa, lascia il segno. Conosciamo due opere di questa ragazza, lei si chiama Claudia Romagnoli, in arte Croma; la prima l’abbiamo scovata sempre lì ai confini del Red Lab, sul piano di accesso alla realtà abitativa che lo sovrasta, un immenso e truce uomo aggrappato al potere e alla ricchezza che viene assaltato dal popolo; la seconda sul muro della ciclofficina popolare Luigi Masetti un luogo in cui chiunque può riparare la propria bicicletta o costruire nuove bici. La tecnica è la stessa, Claudia usa il muro come il taccuino, vi realizza le sue opere usando il pennello come fosse una matita, traccia linee sicure ed armoniose che danno tridimensionalità all’opera.

Nel murale realizzato al Red Lab che è andato ad incastonarsi fra la Gioconda di Daniele Bernardini e il pilastro dipinto da Bol 23 con la collaborazione della graziosa Eukary ota, Claudia ci presenta l’immagine di una Partigiana su di uno sfondo di sinuose canne di bambù.

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l’opera

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due particolari

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Leo Moroh al Red Lab

Entriamo per la decima volta, e vi assicuro che non sarà l’ultima, al Red Lab; ricordate? E’ quel centro di aggregazione sociale che opera al Quarticciolo, zona carica di storia del quartiere Alessandrino, nel quadrante est della città di Roma. Nel corso delle nostre precedenti visite abbiamo visto questo luogo riempirsi di opere di street art, tra le più eleganti, luminose e pulite del panorama artistico contemporaneo di Roma. Mi dilungo ad elencare gli artisti che hanno lasciato il segno al Red Lab come riconoscimento della bontà delle loro opere, citandoli per la temporalità nella realizzazione delle stesse, iniziando da Aladin con il suo immenso muro per augurare alle donne di Kobane una vittoria contro l’oscurantismo, passando per Bol 23, Eukary ota, Cancelletto, Alt97, Tilf, Daniele Bernardini, Giulia Alvear Calderon, Poki, Kij, Gojo.

Questa volta ci siamo andati per seguire il lavoro di un grande maestro che risponde al nome di Leo Moroh; di lui abbiamo presentato l’opera realizzata al Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz (murale al giorno numero 113 del 21 dicembre 2014) e quella realizzata al Lucernario occupato (murale al giorno numero 22 del 22 luglio 2014), quest’ultimo purtroppo sgomberato dalla forza pubblica su disposizione del becero rettore dell’Università La Sapienza. Leo, di Civitanova Marche, è un ragazzo che ha battuto tutti i record artistici (corre voce che abbia imparato a disegnare ancor prima di parlare) vincendo fin da bambino innumerevoli concorsi; in questi ultimi tempi ha lavorato ad un progetto di recupero estetico di una delle zone più grigie di Milano, via di Porta Ticinese che lui ama chiamare Via dell’Ironia.

Di Leo, così giovane che anche noi non smettiamo di meravigliarci per il suo grande bagaglio culturale ed artistico e per la sua raffinata ironia, possiamo dire che il suo stile è in continua evoluzione, si richiama ai classici ma allo stesso tempo reagisce a questa sua tendenza attraverso una continua vena sperimentale.

Al Red Lab, Leo ha aggredito e domato parte del soffitto realizzando un opera da lui intitolata “Assunzione dal margine” che ci porta col pensiero alla pittura del cinquecento rivisitata in chiave postmoderna.

Nella sequenza fotografica che vi andiamo a mostrare abbiamo individuato tre momenti: il primo quello dell’impatto visivo; vi mostreremo alcune immagini panoramiche dell’opera in divenire (ricordiamo che è su di un soffitto a volta) vista sui lati. Nel secondo momento ci dedicheremo ad alcuni particolari significativi; con la terza fase, invece, ci soffermeremo proprio sull’artista nel senso che coglieremo i momenti più intimi del rapporto fra lui e l’affresco come quando sembra che, con il suo far roteare il pennello, egli voglia ambire ad entrate fisicamente nel corpo del personaggio.

Fase 1a: abbozzo della parti

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Fase 1b: L’opera terminata

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Fase 2: i particolari

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Fase 3: Rapporto artista-opera

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Tanto per restare in argomento: Red Lab

Durante la nostra visita di ieri al Red Lab abbiamo accertato la presenza di un’altra perla: l’ennesimo rifacimento dell’opera somma dell’arte mondiale, “La Gioconda”. Nel rifare la donna dei sogni di Leonardo, si sono cimentati tutti, dai nessuno, passando poi per gli artisti sperimentali (quelli che noi privilegiamo) per arrivare ai grandi artisti; sfruttata per ogni tipo di pubblicità (Avatar, pizza Hut, Bic, Vidal Sasson, Pantene, Rock Planet, Audi, Epson, Lufhansa, Miele) persino la Lego ha dotato di una bella chioma un suo pupazzetto creandogli uno sfondo di mattoncini, oppure tirata in ballo nei monumenti dei media contemporanei, uno fra tutti The Simpson. Al Red Lab un coraggioso artista in erba che risponde al nome di Daniele Bernardini ci ha provato e dobbiamo riconoscere che ha realizzato un’opera che non sfigura per nulla rispetto alle splendide opere colà prodotte  nei giorni passati dai più affermati street artist romani, e non solo. Gustiamoci ora questa chicca:

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l’opera

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il volto della Gioconda