Esquilino

Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /291

 

Il murale al giorno di oggi 2 giugno siamo andati a scovarlo in vicolo dei Marchegiani, al Rione Ponte; dalle parti di Tor di Nona, quella zona che, prima della costruzione dei muraglioni che hanno imbrigliato il Tevere, finiva proprio sulla riva del fiume. L’autore è lui, JBRock.

 

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l’opera

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il muro espositivo

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Strada facendo poi, mentre ce ne tornavamo a casa, in via Giolitti, là dove una volta c’era il cinema Apollo, abbiamo trovato il simpatico faccione che trasferiremo, come richiesto dall’autore, all’hashtag ‪#‎fattitude‬

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via Giolittti angolo via Cairoli

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Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /256

Questa sera argomento del murale al giorno sono i pezzi che sono lì da molto tempo ma che non è facile scovare. Ci siamo armati di molta pazienza ed abbiamo fatto un itinerario ciclistico nella zona est a ridosso delle mura Aureliane. Abbiamo, tra l’altro, trovato quattro pezzi che questa sera condividiamo con i frequentatori del progetto “FotografiaErrante”.

La prima opera l’abbiamo scovata in via dei Sardi, a S.Lorenzo. Pregevole fattura, decisi tratti neri su una superficie bianca danno vita ad un volto di uomo dallo sguardo intenso che non fa trasparire nessuna emozione.

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Il secondo pezzo sta un po più in la; in via dei Marsi, stesso edificio. L’opera è un po’ segnata dal tempo e nello stesso tempo è stata oggetto di colorazione impropria. L’autore è About Ponny:

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Usciamo ora da S.Lorenzo, transitando per piazzale Tiburtino, passiamo sotto i binari della stazione Termini ed entriamo nel Rione Esquilino. Andiamo diretti in via Filippo Turati; addosso al muro esterno del Mercato Esquilino, troviamo uno stencil di Hogre:

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l’opera

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nell’ambiente

Infine dopo una breve galoppata, usciti dalle mura aureliane attraverso il passaggio di via Nola ce ne andiamo in via La Spezia (siamo nel quartiere Tuscolano); lì, proprio di fronte all’imbocco delle scale che portano alla fermata “Lodi” della nuova linea C della Metropolitana, c’è un altro pezzo di Hogre, molto ben conservato:

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l’opera

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nell’ambiente

Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /244

Oggi andiamo al centro di Roma, Rione Esquilino; lì, in via Giovanni Giolitti, proprio di fronte all’ingresso delle Ferrovie Laziali, sotto un passaggio pedonale coperto, Mauro Sgarbi e Beetroot hanno realizzato tre murales, due il primo, uno il secondo. Si tratta di tre ritratti, il primo del grande poeta Trilussa, fine letterato romano, famoso in tutto il mondo per le sue composizioni in romanesco; c’è poi Dante il sommo poeta. In mezzo a loro una giovane migrante, forse un auspicio che la cultura italica, ormai decadente e agonizzante, venga iniettata di linfa vitale proprio da queste generazioni di migranti che tanto potrebbero dare alla nostra civiltà. Basta essere sufficientemente intelligenti per capire quale risorsa esse siano permettendo loro di esprimersi.

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Trilussa di Beetroot

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giovane migrante di Mauro Sgarbi

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il Sommo Poeta di Mauro Sgarbi

Ed ora alcune immagini d’ambiente.

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Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /177

Questa sera una bella sorpresa per i frequentatori del progetto “FotografiaErrante”. Risistemando il nostro prezioso archivio, in un angolo recondito abbiamo trovato, dimenticati, tre scatti dello scorso anno catturati nel quartiere Esquilino di Roma; si tratta di tre perle “vere”, non di allevamento. Eccole:

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volto di ragazza, autore Alice Pasquini, su porta in ferro in via Principe Amedeo

177b

volto di ragazza, autore Canz,  in via di Porta Maggiore

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un Gandhi writer, in via di Porta Maggiore

Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /166

Murale al giorno numero 166, ovvero c’era una volta la -1 Art Gallery alla casa delle Architetture, in piazza Manfredo Fanti, Rione Esquilino, a due passi dalla stazione Termini. Come c’era una volta la “Stanza Cinese” di Diamond, una esplosione di rosso ed oro, con qualche lampo di nero incastonati nelle pareti bianche di un locale interrato di quell’imponente edificio che fu l’Acquario Romano costruito intorno allo scadere del diciannovesimo secolo con l’intento di dotare la nascente moderna città di Roma di un edifico che fosse allo stesso tempo una struttura scientifica ed un vero e proprio stabilimento di piscicoltura; ossia si cercò di conciliare il processo economico-produttivo a quello di promozione dell’educazione e della ricreazione dei Romani. L’acquario naufragò presto, e dopo un lungo periodo di abbandono ha trovato nuovo splendore divenendo la sede dell’Ordine degli Architetti Romani.

Dell’immenso murale che inizialmente Diamond aveva esteso per tutte le superfici di quella stanza dalla volta a botte (ridotta ahimè ad una sorta di magazzino), non resta che una parete nella quale è incastonata la porta di entrata; il resto è stato ricoperto con una generosa passata di bianco che però lascia trasparire qua e là i volti che popolavano il dipinto.

Ecco a voi ciò che resta:

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la parete superstite che descrive una Cina classica popolata da demoni e dragoni

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i volti, ormai evanescenti, di moderne modelle cinesi

Spin Time Labs – Una realtà sociale al centro di Roma /8

In questi giorni siamo tornati allo Spin Time Labs, lo spazio sociale della realtà occupativa di via S.Croce in Gerusalemme, a Roma nel Rione Esquilino. Ci siamo andati a vedere l’istallazione da parte dello street artist Andy Green della propria opera, una splendida immagine femminile ottenuta secondo un procedimento tecnico-artistico personalissimo partendo da una semplice fotografia; ed a proposito di quest’ultimo aspetto dobbiamo riconoscere a Green delle ottime qualità anche nel campo della ripresa fotografica. Vi proponiamo in visione la sua opera:

8.1

Nelle due immagini successive l’artista procede alla istallazione delle varie parti che compongono il poster coadiuvato da due validi collaboratori:

8.2     8.3

Un’altra opera presente allo Spin Time Labs, realizzata anch’essa recentemente e quella di Alice Pasquini che ora vi mostriamo:

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l’opera

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primo piano della modella

Spin Time Labs – Una realtà sociale al centro di Roma /7

Questa sera del 6 marzo è la volta di presentare le opere realizzate di recente da altri due street artist allo Spin Time Labs di via S. Croce in Gerusalemme. Ricordiamo che siamo nel Rione Equilino di Roma.

Vi faremo vedere le opere di Skene tra cui la sua famosa allocuzione “Spegni la TV”; eclettico studioso di arti visive, Skene (questa parola di origini greche sta ad identificare il proscenio del teatro greco e, per estensione, tutte quelle situazioni che si presentano alla vista come schermi, immagini e scene) è attivo nella sperimentazione grafica multimediale e manuale.

L’altro artista è Groove, vecchia conoscenza di questo progetto, l’artista del bianco, del nero e delle (per stare alla cronaca) 50 sfumature di grigio. Di lui abbiamo parlato nei murale al giorno numero 143 del 28 febbraio 2015, numero 106 del 28 novembre 2014, I ponti di Dragona /1, /2, /3 e /5 rispettivamente del 11, 12, 13 e 17 gennaio scorsi.

7.1

la prima opera di Skene

7.2

seconda opera di Skene presente allo Spin Time Labs

7.3

piccola perla di Goove

7.4

il secondo muro di Groove presente allo Spin Time Labs

e di seguito una serie di particolari di quest’ultima opera:

7.6     7.5

7.7     7.8

Spin Time Labs – Una realtà sociale al centro di Roma /6

Questa sera riprendiamo la visita allo Spin Time Lab; chi avesse perso gli articoli precedenti (cinque) può benissimo scartabellare nell’indice di questo progetto e fare conoscenza con quella realtà sociale occupativa nata al centro di Roma, nel Rione Esquilino, dopo che l’INPDAP ha fatto le valige ed ha abbandonato al degrado quel grande edificio situato in via di S.Croce in Gerusalemme, forse, in cuor suo, in attesa di qualche palazzinaro rampante che lo trasformasse in una succulenta fonte di denaro a scapito della collettività.

E’ il turno di due street artist dalle tecniche raffinate e allo stesso tempo agli antipodi fra loro. Il primo si chiama Uno, carattere riservato; i suoi lavori, che incontriamo spesso per strada, sono inconfondibili, sia che siano stati realizzati con la tecnica del poster, che dello stikers o dello stencil; nella maggior parte dei casi, e questo lo ha reso famosissimo, protagonista delle sue opere è il celebre bambino tedesco volto testimonial della Kinder, (ricordate?, si chiama Gunter!) che negli anni ’80 ha convinto milioni di mamme a comprare per i loro figli tante merendine e cioccolate. La seconda artista si chiama Madame Decadent; la sua tecnica invece è teatrale, lei dipinge con una rapidità incredibile, come nel caso della realizzazione del murale che presentiamo questa sera. E’ proprio il caso di dire che anche il suo eseguire il lavoro è un’opera d’arte, i suoi movimenti sembrano essere guidati da una musica silenziosa che ne scandisce i ritmi; la sua ombra entra in gioco anch’essa e sembra collaborare nello stendere quelle pennellate armoniose che vanno a comporre il ritratto che va rapidamente apparendo. Ovviamente tutte queste sensazioni le abbiamo provare guardando il filmato relativo proprio alla performance realizzativa dell’opera che ora vedrete. Invito i più curiosi ad andarselo a cercare in rete!

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l’opera di Uno 

6.2

l’opera di Madame Decadent

Spin Time Labs – Una realtà sociale al centro di Roma /2

Torniamo allo Spin Time Labs, lo spazio sociale che si trova nella realtà occupativa di via S.Croce in Gerusalemme/via Statilia, al centro di Roma, nel rione Esquilino. Vi avevamo già parlato, il primo di febbraio scorso di come quello spazio sociale aveva aperto le porte agli street artist, presentandovi il grande muro dipinto da Bol 23 “La navicella spaziale fuori controllo”; premesso che nei giorni futuri vi presenteremo le altre opere già realizzate nel sito, che ormai non bastano due mani per contarle, oggi vi mostriamo quella realizzata in questi giorni da Beetroot, ultima nella sequenza temporale. Con la sua tecnica originalissima (vedi articolo relativo al Red Lab del 12 febbraio e murale al giorno 59 del lontano 28 settembre) Beetroot ha voluto celebrare due famosissimi attori italiani che ci hanno divertito, negli anni ’60 e ’70, prima con i personaggi western creati dal regista Giuseppe Colizzi (celeberrimo “I quattro dell’Ave Maria”), poi con le avventure di Trinità, parodia sia del film western classico che degli spaghetti-wester made in Italy, magistralmente diretti da E.B. Clucher, nome d’arte del regista Enzo Barboni.

2.1

l’opera

2.2     2.3

l’artista al lavoro con i suo immancabile “pennellotrapano”

2.4 

la firma dell’opera

2.5

Terence Hill (Mario Girotti) e Bud Spencer (Carlo Pedersoli)

e qui sotto due primissimi piani degli attori  che rendono anche l’idea dello stile artistico di Beetrot che con il sapiente uso dell’utensile elettrico va letteralmente a cercare lo strato di colore necessario a comporre il soggetto voluto.

2.6     2.7