Agostino Iacurci

La Rampa Prenestina /8

Ultimo giorno di visita alla Rampa Prenestina; ci gustiamo gli ultimi pezzi esposti sulla parete interna della spirale. Una particolarità: la spirale sotterranea, nella quale noi abbiamo trovato solo 2 pezzi,era l’area dove si svolgevano i vari eventi che si sono succeduti nel tempo. Tutte le pareti, che noi abbiamo trovato imbiancate di recente, sono state nel tempo utilizzate come esposizione temporanea di opere di street art; è sufficiente fare una ricerca sul web per vedere immagini di opere che oggi non ci sono più.

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Abbiamo terminato il nostro viaggio attraverso questo spettacolare edificio che era stato realizzato per essere un magazzino immenso, idoneo per contenere le grandi e sontuose scenografie del Teatro dell’opera di Roma. Risaliamo per un paio di giri la rampa camionabile, superata una porta laterale, imbocchiamo un corridoio che ci conduce nell’area di pertinenza della limitrofa scuola; da lì prendiamo una scala che ci porterà fuori dall’edificio. Ecco come sono le pareti di quella scala:

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La Rampa Prenestina /1

Iniziamo questa sera un lungo viaggio in un luogo misterioso, di cui tutti hanno sentito parlare, ma che pochi, in verità, hanno visitato. Gli accessi sono sempre sbarrati, e, se riesci a contattare qualcuno che ha il potere di fartelo visitare, la burocrazia diventa il massimo della sua espressione, si eleva all’ennesima potenza. Stiamo parlando dei un edificio ubicato nel quartiere istituzionale Prenestino-Labicano, è la Rampa Prenestina.

La Rampa Prenestina è un immenso complesso costruito per essere il magazzino del Teatro dell’Opera, dove venivano custodite principalmente le scenografie realizzate per gli sfarzosi spettacoli operistici del primo dopoguerra. Intorno agli anni sessanta, parallelamente al ridimensionamento dell’importanza dell’Opera nella società italiana, l’edificio cambiò in parte destinazione d’uso e venne adattato a scuola. Con la crisi  degli alloggi, a cavallo fra gli anni sessata/settanta del secolo scorso, una parte dell’edificio venne addirittura destinato a realtà abitativa per famiglie di sfrattati. Abbandonata definitivamente dal Teatro dell’Opera, la “Rampa” conobbe un rapido declino e nel corso degli anni è stata utilizzata, male, come punto di aggregazione culturale, ed ancor peggio, come luogo di eventi musicali e similari. Ora giace silente, rigidamente sbarrata, in attesa che qualche mente illuminata riesca a presentare un progetto valido che ne faccia un polo culturale per la città di Roma.

Spendiamo ancora qualche parola per questo edificio: la sua struttura vista esternamente non presenta particolarità di sorta; internamente invece, presenta delle caratteristiche tutte particolari. Il corpo centrale dell’edificio, quello che abbiamo visitato noi, è costituito dal un percorso camionabile che sale a spirale per sei, sette, o ancor più piani; questo percorso, il nostro accompagnatore ci ha tenuto a confermarlo, è camionabile; ed è presto detto perché: i camion che trasportavano le scenografie del teatro dell’opera, salivano al piano che dovevano raggiungere e lì trasferivano, mediante degli accessi, il materiale nei magazzini.

Altra caratteristica è che tutte le pareti di questa “Rampa” sono riccamente affrescate di pezzi di street art, realizzati nel corso degli anni; ad esercizi calligrafici corredati di eleganti puppets, si alternano sofisticati pezzi figurativi e semplici tag; c’è un filo conduttore che accomuna tutte quelle opere, una grande esplosione di colori.

Iniziamo quindi la nostra visita; andiamo in via Aquilonia, lì c’è una scuola, la parete esterna custodisce un pezzo di street art stratosferico, alto sette piani, realizzato da Agostino Iacurci, eccolo:

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l’opera di Agostino Iacurci

percorriamo una cinquantina di metri, giriamo a sinistra e varchiamo un grande cancello; ecco la nostra meta:

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la Rampa Prenestina

Prima di iniziare il nostro viaggio, però, dopo essere entrati nell’edificio, scendiamo nel sottosuolo. Ci rendiamo subito conto che questo edificio è come in Iceberg, quello che si vede esternamente è solo una piccola parte; sotto c’è un mondo immenso, sul percorso elicoidale, danno una serie di ingressi che, se li imbocchi, ti conducono attraverso locali che stanno uno dentro l’altro, come una sorta di labirinto, cammini e d’improvviso ti ritrovi nella vite della Rampa, magari un piano sotto. Questa è la zona dove avevano luogo gli eventi musicali.

Alla fine del percorso, siamo almeno quattro piani sotto terra, una apertura ci immette al centro di questo “Pozzo di S.Patrizio” (chi è stato ad Orvieto realizzerà immediatamente). Ora basta alzare gli occhi al cielo per sentirsi, per un attimo, puro spirito!

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Percorriamo ora rapidamente la rampa e raggiungiamo la parte estrema superiore e iniziamo la nostra dettagliata visita delle opere ivi custodite.

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A domani …………………………………………..

 

Attraverso i quartieri di Roma /3

La zona di Roma che visiteremo oggi è parte del più ampio quartiere istituzionale, il Tuscolano. Siamo nella zona est, quella costeggiata dalla via Casilina; Media periferia oggi ma, quando sorta, costituiva le estreme propaggini di una città che che iniziava a svilupparsi vorticosamente. Stiamo parlando di Torpignattara. Da qui passava il vecchio asse che da Porta Maggiore, attraverso la via Prenestina, via del Pigneto, via della Marranella, via di Torpignattara e via dei Quintili portava verso la Tuscolana ed i Castelli Romani. Lungo quell’asse erano nati insediamenti abitativi spontanei fatti di case basse, poche scuole, una chiesa qua e là con oratori che erano gli unici centri di aggregazione  per i giovani.

Queste alcune delle opere che nel corso di questi anno sono comparse sui muri della zona visitata:

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via dei Savorgnan, opera di Lady Aiko

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via Ciro da Urbino, opera di Sten e Lex

3.4

via Natale Palli, opera di anonimo

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via Galeazzo Alessi, opera di Pureevil

3.5

via Gabrio Serbelloni, opera di Agostino Iacurci

3.9

via Francesco Baracca, opera di Sten e Lex

3.6

via di Torpignattara, opera di anonimo

3.8

via di Torpignattara, opera di Luis Alberto Alvarez

3.10

largo dei Savorgnan, opera di anonimo dedicata a Ciro Principessa, caduto per mano fascista

3.11

via Galeazzo Alessi, opera di Aloha oe

 

Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /132

Altro murale d’annata per questa sera dell’ 11 febbraio; siamo in via degli Ausoni a S.Lorenzo, quartiere Tiburtino; troviamo un gradevole murale di Agostino Iacurci. Oggi del murale rimane ben poco: il tempo, le intemperie, qualche bambino con la bomboletta in mano, mettiamoci poi l’intonaco fatiscente che cade a pezzi, ciascuno, per quanto di competenza, si è dato da fare. Noi però ne custodiamo la memoria!

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l’opera

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particolare