Beetroot

Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /244

Oggi andiamo al centro di Roma, Rione Esquilino; lì, in via Giovanni Giolitti, proprio di fronte all’ingresso delle Ferrovie Laziali, sotto un passaggio pedonale coperto, Mauro Sgarbi e Beetroot hanno realizzato tre murales, due il primo, uno il secondo. Si tratta di tre ritratti, il primo del grande poeta Trilussa, fine letterato romano, famoso in tutto il mondo per le sue composizioni in romanesco; c’è poi Dante il sommo poeta. In mezzo a loro una giovane migrante, forse un auspicio che la cultura italica, ormai decadente e agonizzante, venga iniettata di linfa vitale proprio da queste generazioni di migranti che tanto potrebbero dare alla nostra civiltà. Basta essere sufficientemente intelligenti per capire quale risorsa esse siano permettendo loro di esprimersi.

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Trilussa di Beetroot

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giovane migrante di Mauro Sgarbi

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il Sommo Poeta di Mauro Sgarbi

Ed ora alcune immagini d’ambiente.

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Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /196

A Torrenova, borgata romana dell’estrema periferia est, alla confluenza fra le vie di Torrenova e Celio Caldo, c’è un piccolo parco, frequentatissimo dai residenti, che lascia a desiderare per quanto riguarda la manutenzione; il giorno della nostra visita l’erba era alta circa un metro e dava segni di ingiallimento sotto la sferza del caldo sole del maggio avanzato. Un gruppo di street artist, da qualche giorno, si era preso la briga di affrescarne i muri che lo separano dalle abitazioni limitrofe. Gli artisti sono: Orion, Gesta Future, Darek Blatta, DesX e Beetroot. Come al solito in questi casi, ve ne diamo un reso conto dettagliato.

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Orion, opera n. 1

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l’opera inserita nell’ambiente

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Orion, opera n. 2

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l’opera inserita nell’ambiente

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muro a sei mani di Gesta Future, Darek Blatta e DesX

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Gesta Future

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Darek Blatta

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DesX

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l’opera di Beetroot

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l’opera inserita nell’ambiente

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uno scorcio del parco

Spin Time Labs – Una realtà sociale al centro di Roma /2

Torniamo allo Spin Time Labs, lo spazio sociale che si trova nella realtà occupativa di via S.Croce in Gerusalemme/via Statilia, al centro di Roma, nel rione Esquilino. Vi avevamo già parlato, il primo di febbraio scorso di come quello spazio sociale aveva aperto le porte agli street artist, presentandovi il grande muro dipinto da Bol 23 “La navicella spaziale fuori controllo”; premesso che nei giorni futuri vi presenteremo le altre opere già realizzate nel sito, che ormai non bastano due mani per contarle, oggi vi mostriamo quella realizzata in questi giorni da Beetroot, ultima nella sequenza temporale. Con la sua tecnica originalissima (vedi articolo relativo al Red Lab del 12 febbraio e murale al giorno 59 del lontano 28 settembre) Beetroot ha voluto celebrare due famosissimi attori italiani che ci hanno divertito, negli anni ’60 e ’70, prima con i personaggi western creati dal regista Giuseppe Colizzi (celeberrimo “I quattro dell’Ave Maria”), poi con le avventure di Trinità, parodia sia del film western classico che degli spaghetti-wester made in Italy, magistralmente diretti da E.B. Clucher, nome d’arte del regista Enzo Barboni.

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l’opera

2.2     2.3

l’artista al lavoro con i suo immancabile “pennellotrapano”

2.4 

la firma dell’opera

2.5

Terence Hill (Mario Girotti) e Bud Spencer (Carlo Pedersoli)

e qui sotto due primissimi piani degli attori  che rendono anche l’idea dello stile artistico di Beetrot che con il sapiente uso dell’utensile elettrico va letteralmente a cercare lo strato di colore necessario a comporre il soggetto voluto.

2.6     2.7

Red Lab, nuovo Rinascimento

Questo centro di aggregazione sociale non finirà mai di sorprenderci, e domani ne avremo la conferma. Qualche giorno fa è entrata prepotentemente un’opera datata 1597, originariamente dipinta (in doppia copia) olio su tela e montata, tutte e due le volte, su di uno scudo convesso in legno di fico.

Al Red Lab è diventata murale, opera dello street artist Beetroot; personalissima la sua tecnica realizzativa delle opere ma ancor più personalissimo il suo stile pittorico che lo affianca ai più accreditati e conosciuti artisti contemporanei emergenti. Prepara il muro con vari strati di stucco, vi stende poi una lunga serie di colori cominciando dai più chiari per finire con quelli scuri. A questo punto, munito di trapano ed una miriade di punte di tutti i tipi e formati, scava letteralmente sul fondo da lui precedentemente preparato finché non porta alla luce lo strato di colore che gli occorre per far emergere, come per incanto, i personaggi, da lui in questo modo rivisitati, dell’arte rinascimentale. Ecco quindi la sua interpretazione dell’opera di Michelangelo Merisi, più conosciuto col nome di Caravaggio.

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l’opera

zoomata sul punto di fuga:

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ed infine l’inserimento nell’ambiente:

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Medusa sorvegliata dalle opere di Bol 23, Giulia Alvear Calderon, Leo Moroh e Poki 

Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /59

Qualche tempo prima che il Cinema Volturno (siamo sempre a Roma, nel rione Castro Pretorio) fosse sgomberato, vi avevano realizzato le loro opere una serie di street artist che avevano aderito all’invito del collettivo  a.DNA  che negli ultimi anni ha realizzato numerosi eventi legati al loro a.DNA project. L’obiettivo di a.DNA project scaturisce dal desiderio di accomunare artisti e fruitori delle loro opere all’interno di un più vasto progetto che permetta di liberare l’arte stessa sottraendola alla logica del denaro e dei consumi. In parole schiette l’obiettivo è quindi quello di creare un vero un vero e proprio circuito artistico alternativo attraverso il quale gli artisti possano operare in proprio o in collaborazione con altri nella realizzazione di progetti liberamente fruibili dal pubblico attraverso un diretto contatto con le loro opere. All’interno di questa logica ha avuto luogo il festival Urban Area che ha visto a lavoro molti artisti italiani e stranieri per una riqualificazione e valorizzazione dell’ex cine-teatro Volturno che, sottratto alla più bieca speculazione che ne voleva fare una sala bingo, era stato trasformato in uno spazio dedicato alle arti e alla cultura. Oggi 28 settembre ci soffermiamo sull’opera realizzate al Volturno dallo street artist romano Beetroot; personalissima la sua tecnica realizzativa delle opere, ma direi ancor di più personalissimo il suo stile pittorico che lo affianca ai più accreditati e conosciuti artisti contemporanei emergenti.

La colonna centrale dell grande atrio del cinema Volturno è stata monopolizzata da Beetroot ed ecco cosa è riuscito a dipingere:

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l’opera nell’ambiente

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due particolari

 Purtroppo il sogno del Volturno si e scontrato con l’aberrazione culturale e degli imprenditori nostrani e degli amministratori pubblici, le opere che lo avevano riqualificato da un punto di vista architettonico secondo il parere di molti sembrano irrimediabilmente perdute. A noi piace invece chiudere gli occhi ed entrare nel sito passando sotto i due volti realizzati da Borondo che ti scrutano, entrare nel grande atrio in stile neoclassico e vedere accomunate le opere di Aladin, ancora Borondo, Omino 71, Milu Correch, Antonino Russo e Carlos Atoche, Alt 97, Cancelletto, Diamond, 0707, Klevra, Marco Rea e Jimmi C.; alzare lo sguardo e scorgere nei tre rosoni che mi sovrastano due mirabolanti opere di Leo ed una di Desx.