Volturno occupato

Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /197

Attacco di nostalgia, questa sera, per un posto che non c’è più! Rione XVIII di Roma, Castro Pretorio; siamo in via Volturno, alle spalle delle Terme di Diocleziano. Il posto in questione è il cinema Volturno Occupato; ora non è più occupato e nemmeno più cinema. Ci hanno messo le mani sopra i palazzinari romani che in fatto a scempi ambientali non sono secondi a nessuno; testimoni raccontano che il giorno dello sgombero da parte della forza pubblica, il 14 luglio dello scorso anno, diversi operai sono entrati a seguito della polizia e si sono accaniti, a colpi di piccone, contro le numerose opere d’arte che vi erano custodite. Noi che gelosamente ne conserviamo la memoria ve ne vogliamo mostrare due che si incontravano salendo le scale per recarsi  alla galleria. La prima la realizzò Beniamino Leone, artista poliedrico, fotorealista. Il volto di questa giovane donna perde i suoi contorni e sembra fondersi con il muro che lo sostiene.

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l’opera di Beniamino Leone

Il secondo murale, di cui l’immagine qui sotto ne presenta una particolare, venne realizzato da Dissenso Cognitivo che si definisce un Collettivo Individualista ossessionato dalla street art. I soggetti rappresentati da Dissenso Cognitivo sono delle vere e proprie approssimazioni di forme viventi, prodotto di un connubio tra organico e artificiale; questi esseri sembra si adattino a vivere in un ambiente dove sono venuti meno tutti i termini di paragone.

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particolare dell’opera del collettivo Dissenso Cognitivo

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Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /163

La quasi forzosa inattività cui siamo relegati per un odioso evento in cui siamo stati di recente coinvolti ci costringe a scavare nel nostro archivio. E solo ora ci rendiamo conto dell’immenso ed inestimabile tesoro di cui siamo depositari. Per rendere l’idea, questa sera vi presentiamo tre opere, di cui le prime due sticker, che facevano un figurone nell’area ad essi riservata, nella platea dell’ex cinema Volturno ( ne abbiamo parlato nei murale al giorno numero 98, 80, 61 e 59). Quel centro di aggregazione sociale, voluto dai giovani e dai cittadini del rione Castro Pretorio di Roma e sgomberato da quasi un anno dall’intervento della forza pubblica su richiesta della proprietà che ne vuole fare una Sala Bingo, era depositario di un vero e proprio museo di arte contemporanea; a quanto è dato sapere si ritiene che tutto sia caduto sotto i colpi dei picconi ed ancor prima dell’ignoranza del sistema Italia.

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incorniciata da tantissimi adesivi spicca l’opera di Standard 574

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e qui emerge l’opera “Notre Dame du Socialisme” di Ex Voto

E per chiudere in bellezza ecco una perla di Omino 71 che faceva parte di una mostra collettiva di quadri realizzati da street artisti attivi nella città di Roma.

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Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /100

Venerdì 14 novembre 2014 – 100 murales al giorno: un record! E questo record lo voglio dedicare ad uno street artist apolide che stimo moltissimo perché, oltre all’amore per l’arte, condividiamo un’altra passione: la solidarietà per i deboli e l’odio nei confronti dei potenti che sfruttano i deboli!

Ecco una piccola carrellata dei suoi murales  romani meno visti:

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l’artista all’opera; B(A)M, via dei Castani

 

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B(A)M (Biblioteca Abusiva Matropolitana) – via dei Castani

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 Metropoliz_città meticcia, via Prenestina 913

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a sx Cinema Volturno Occupato                    –                       a dx via Treviri (Quadraro nuovo)

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a sx Circolo Culturale “Giorgio Morandi” (Tor Sapienza) – a dx Lago ex Snia, via di Portonaccio

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a sx via del Pigneto        –          a dx auletta occupata Scienze Politiche Università La Sapienza

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via dei Volsci, quartiere S.Lorenzo

Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /98

Oggi 12 novembre, acqua a catinelle; e quando piove la street art non presenta novità o quanto meno oggi non ha presentato novità di rilievo anche perché abbiamo fatto una piccola sortita in Abruzzo. Questa sera tiriamo fuori dal cilindro magico una perla fotografata al Volturno Occupato, ricordate quel cinema che stava nel Rione Castro Pretorio, vicino alla stazione Termini di Roma, occupato dai giovani del quartiere e divenuto un meraviglioso centro di aggregazione sociale fino a quando questa estate è stato sgomberato dalla forza pubblica e restituito alla speculazione edilizia. Lì dentro c’era un vero e proprio museo: opere dei più affermati Street Artist non solo italiani; se scorrete gli articoli di questo progetto troverete altre opere fotografate al Volturno Occupato. Se anche qualcuno di voi oggi riuscisse ad intrufolarsi all’interno di quello che una volta era il cinema Volturno troverebbe, ahimè,  solo un mucchio di calcinacci.

Vi mostro quindi uno scatto che rende bene l’idea di quanto fosse ricco di opere l’ambiente; tre murales in una fotografia sola, gli artisti sono Borondo, Cancelletto e Alt 97.

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lo scatto 

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tre particolari relativi ai singoli artisti: Alt 97, Cancelletto, Borondo 

Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /80

Questa sera, siamo arrivati al 22 di ottobre, sta cambiando la temperatura, viaggiamo ormai a grandi falcate verso il grembo di messer inverno e la mente comincia a andare a ritroso nel tempo alla ricerca dei momenti luminosi dell’anno. Come quando oggi, passando in via Volturno, al rione Castro Pretorio di Roma, i miei occhi sono andati famelicamente alla ricerca dell’ingresso di quello che una volta era stato un cinema (il Volturno) e che negli ultimi anni era diventato (Volturno occupato)  uno dei più importanti centri di aggregazione sociale del Centro della città. Ed ho ricordato che, nel corso dell’estate, il clan dei palazzinari romani aveva fatto bingo (sì li dovrebbe sorgere una famigerata sala bingo) ed aveva ottenuto lo sgombero forzoso della sala ad opera della forza pubblica ed i Bravi del signorotto di turno erano subito entrati con i picconi per accanirsi contro le opere realizzate, all’interno del complesso, da tantissimi street artist italiani e stranieri. Quello scrigno d’arte contemporanea vive ormai nel pensiero di tutti quelli che lo hanno frequentato ed anche, per fortuna, nel nostro archivio fotografico.

Voglio pertanto condividere con tutti almeno due opere, la prima che ti accoglieva quando arrivavi in via Volturno e già da lontano stuzzicava i tuoi pensieri, sul portone di ingresso si stagliava un volto umano opera di due steert artist, Lex e Sten, lei di Taranto, lui di Roma. Entrambi del 1982, sono considerati nell’ambito della Street Art tra i primi diffusori in Italia dell “Stencil Graffi”. Dopo un inizio in cui si sono rifatti a personaggi tratti da film degli anni ’60, hanno sviluppato la tecnica della mezzatinta nello stencil. A partire dal 2009, Sten e Lex utilizzano lo stencil come poster e vi dipingono sopra per poi distruggere la matrice; il processo comincia con l’affissione in strada di uno stencil che è attaccato al muro come un manifesto; starà poi al tempo ed agli agenti atmosferici rimuoverlo per lasciar spazio all’immagine impressa sul muro.

La seconda opera invece è quella che vedevi solo al momento dell’uscita del Volturno occupato, non la perdevi mai perché tanto era intenso il suo messaggio che gli occhi si alzavano automaticamente a guardarla. L’opera era di Borondo, la superficie quella da lui prediletta, il vetro, sul quale dopo aver passato, come i questo caso, mani di vernice colorata (ma spesso ama usare solo il bianco), graffiandola sapientemente con un raschietto riesce a far emergere delle figure antropomorfe che sembrano, per il loro aspetto tridimensionale, scolpite. E significativo è il messaggio che lanciava l’opera: in questo luogo di cultura le menti hanno stabilito un contatto producendo una sinergia luminosa!

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l’opera di Lex e Sten sul portone di ingresso del Volturno Occupato

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l’opera di Borondo sul frontone all’uscita dal Volturno Occupato

Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /61

Torniamo per un attimo al Volturno Occupato di Roma. Stasera ultimo giorno di questo settembre crepuscolare, presentiamo l’opera della street artist Marzia che abbiamo conosciuto in un altro centro di aggregazione sociale: il Lucernario del dipartimento di musica dell’università La Sapienza, anch’esso sgomberato dalla riforma Renzi. Lì aveva realizzato insieme ad un altro grande della Street Art italiana, Leo, un coppia di meravigliosi ed indomabili cavalli. Qui al Volturno, sempre nell’ambito del progetto a.DNA project, ha realizzato, su una delle porte che permetteva l’accesso alla galleria, questa deliziosa opera che rimanda al Picasso dei primi anni 30 del secolo scorso quando ideò la serie di ritratti di donne addormentate.

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Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /59

Qualche tempo prima che il Cinema Volturno (siamo sempre a Roma, nel rione Castro Pretorio) fosse sgomberato, vi avevano realizzato le loro opere una serie di street artist che avevano aderito all’invito del collettivo  a.DNA  che negli ultimi anni ha realizzato numerosi eventi legati al loro a.DNA project. L’obiettivo di a.DNA project scaturisce dal desiderio di accomunare artisti e fruitori delle loro opere all’interno di un più vasto progetto che permetta di liberare l’arte stessa sottraendola alla logica del denaro e dei consumi. In parole schiette l’obiettivo è quindi quello di creare un vero un vero e proprio circuito artistico alternativo attraverso il quale gli artisti possano operare in proprio o in collaborazione con altri nella realizzazione di progetti liberamente fruibili dal pubblico attraverso un diretto contatto con le loro opere. All’interno di questa logica ha avuto luogo il festival Urban Area che ha visto a lavoro molti artisti italiani e stranieri per una riqualificazione e valorizzazione dell’ex cine-teatro Volturno che, sottratto alla più bieca speculazione che ne voleva fare una sala bingo, era stato trasformato in uno spazio dedicato alle arti e alla cultura. Oggi 28 settembre ci soffermiamo sull’opera realizzate al Volturno dallo street artist romano Beetroot; personalissima la sua tecnica realizzativa delle opere, ma direi ancor di più personalissimo il suo stile pittorico che lo affianca ai più accreditati e conosciuti artisti contemporanei emergenti.

La colonna centrale dell grande atrio del cinema Volturno è stata monopolizzata da Beetroot ed ecco cosa è riuscito a dipingere:

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l’opera nell’ambiente

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due particolari

 Purtroppo il sogno del Volturno si e scontrato con l’aberrazione culturale e degli imprenditori nostrani e degli amministratori pubblici, le opere che lo avevano riqualificato da un punto di vista architettonico secondo il parere di molti sembrano irrimediabilmente perdute. A noi piace invece chiudere gli occhi ed entrare nel sito passando sotto i due volti realizzati da Borondo che ti scrutano, entrare nel grande atrio in stile neoclassico e vedere accomunate le opere di Aladin, ancora Borondo, Omino 71, Milu Correch, Antonino Russo e Carlos Atoche, Alt 97, Cancelletto, Diamond, 0707, Klevra, Marco Rea e Jimmi C.; alzare lo sguardo e scorgere nei tre rosoni che mi sovrastano due mirabolanti opere di Leo ed una di Desx.