Gomez

La Rampa Prenestina /6

Questa sera scendiamo nei sotterranei di questo immenso edificio circolare; qui molte pareti sono bianche, con evidenti segni di lavori recenti di verniciatura. Quando vi si svolgevano eventi si utilizzava l'”urban art” “per attirare la gente; qualche artista realizzava delle opere estemporanee che facevano poi da cornice alla pubblicità che veniva diramata con ogni mezzo disponibile, in primis il Web. Ecco due pezzi realizzati di recente che hanno fatto da cornice all’ultimo evento, forse Ginnika dell’estate scorsa.

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il primo pezzo

6.2

inserito nell’ellissoide

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Il pezzo che vedremo ora se ne sta defilato in un angolo di un immenso locale che si stacca dalla rampa, proprio dove essa si perde nel nulla all’incirca tre piani sotto terra. Superarlo senza vederlo è cosa molto facile; solo un attento osservatore riesce a coglierlo, se nel momento in cui abbandona la rampa si vota a guardare dietro di se.

6.3

una splendida istantanea di Gomez

6.4

nell’ambiente

6.5

particolare

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Mentre lasciamo l’ambiente per tornare verso il pianterreno, scorgiamo la firma di uno street artist famosissimo, ma solo la firma. A fianco solo una parete nera, nera come il carbone

6.6

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Quando risaliamo al piano terra, una porta ci conduce nel cortiletto interno della Rampa, quello da dove abbiamo, il giorno della presentazione dl primo articolo, abbiamo guardato il cielo dentro una cornice michelangiolesca; lì un lavoro, esasperatamente ripetitivo, avvolge l’intero girone. ecco due immagini:

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Non ci resta ora che salire rapidamente all’ultimo piano e da lì ridiscendere prestando attenzione alle opere che sono state realizzate sulla parete interna della rampa. Questa parete è formata, contrariamente dalla parete esterna di più ampie dimensioni, da piccole nicchie separate da colonne di cemento armato. Lo spazio a disposizione per realizzare le opere è stato molto limitato, quindi, poco writing e più opere figurative. Ecco le prime opere:

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6.12

6.13     6.9

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Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /212

Riprendiamo stasera la serie “Un murale al giorno” lasciata anch’essa in disparte per troppo tempo; l’ultima esposizione risale al 23 settembre scorso. E lo facciamo alla grande presentando un’opera di Luis Gomez de Teran, sublime come lui ci ha abituato da tempo, fin da quando quel giorno affrescò le pareti che incorniciano l’ingresso alla metropolitana nella fermata S.Maria del Soccorso della linea B di Roma. Siamo al Trullo, nell’ambito del grande progetto, messo in cantiere dai residenti, per riqualificare culturalmente quel quartiere di Roma carico di storia popolare. Nato a cavallo fra le due guerre, il quartiere fu usato temporaneamente per ospitare il cittadini sgomberati nel Rione Alessandrino quando furono demolite le loro case per costruire via dell’Impero (divenuta poi via dei Fori Imperiali), in attesa della loro definitiva deportazione al Quarticciolo e zone limitrofe che formarono infatti il nuovo quartiere Alessandrino.

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l’opera di Gomez

212d     212e

Work in progress

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piano americano

212g

incontro ravvicinato

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con la gente

Edificio Fleming /6

Questa sera del 27 ottobre vi presentiamo le opere esposta alla ex fabbrica di medicinali di via Tiburtina da un trio di artisti molto affiatati tra loro; si tratta di MK, Rox Piridda e Chew-Z. Li abbiamo già incontrati sia nel corso delle visite al “Luogo ai confini della realtà” che “Sulle sponde del Liri”. Queste sono le loro realizzazioni:

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l’introspettiva opera di MK

6.2

che contrasta con il volto etereo della fanciulla realizzata da Gomez

6.3

la surreale opera di Rox Piridda

6.4

il simbolismo di Chew-Z

Edificio Fleming /2

Il primo giorno che vi abbiamo messo piede in questa ex fabbrica di medicinali, eravamo spinti, anzi trascinati, dalla notizia che c’era andato a realizzare la sua opera lo street artist Luis Gomez  de Teran, entrato prepotentemente nel mondo della street art romana nel mese di febbraio del corrente anno, dopo essersene stato all’estero, a Londra e a Berlino, a studiare e carpire i segreti di quell’arte che nasce, vive e muore rapidamente sui muri delle grandi città. Da allora ci ha regalato delle opere sublimi, volti di persone espressi con una drammaticità unica, capace di farci sentire i brividi lungo la schiena; su questo progetto lo abbiamo incontrato e documentato negli articoli rispettivamente del 27 marzo, 6 giugno e 26 luglio.

Vi presentiamo quindi l’opera realizzata da Gomez il  2 luglio scorso:

2.1

l’opera

2.4

particolare

2.2     2.3

work in progress

Luis non si è fermato qui; dopo qualche giorno, forse una settimana è tornato a dipingere in questo sito e, al piano inferiore, ha realizzato quest’altra opera:

2.5

Una particolarità: queste due opere si trovano su due piani dell’edificio ma hanno la particolarità di stare sulla stessa verticale; due metri più avanti, sul pavimento, c’è un buco, probabilmente una volta vano per montacarichi; i due volti si cercano, quello al piano superiore guarda in basso, quello al piano inferiore punta gli occhi verso l’alto; ma i due sguardi non si intrecceranno mai. Noi abbiamo sfruttato quel buco per avvicinare idealmente quei due volti che insieme formano un’unica opera, chiamata “tra paradiso ed inferno” dallo stesso artista:

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tra paradiso ed inferno

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Ed ora ci permettiamo una surreale visione delle opere nell’ambiente:

2.7

2.8     2.9

:

Escursione a Selci

Alcuni giorni fa ci siamo concessi una gita fuori porta. Ci era giunta voce che un gruppo di street artist era stata convocata a Selci, ridente borgo della Sabina, in provincia di Rieti, per dare una nota di colore ai quei pochi muri grigi che davvero stonavano con l’ambiente bucolico che li circondava. Ed ecco ciò che fino ad ora è stato realizzato perché un uccellino ci ha detto che la cosa non finisce qui ma avrà sicuramente un seguito:

Fio Silva, ventitreenne di Hurlingham, in Argentina, ha cominciato a lavorare come street artist quattro anni fa, per reagire alla morte del suo fidanzato. È stata la street art che l’ha aiutata a superare il dolore del lutto. “Oggi è la cosa che mi piace fare di più, e quello che sento davvero il bisogno di fare, tra tante altre cose”, ha detto Fio. Questa è l’opera la lei realizzata sui muri della scuola di Selci:

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la parete sud

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particolare

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la parete ovest

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Lo stile di Fio è una sgargiante rappresentazione della natura – animali insieme a foglie, alberi e rami – unita a energia e movimento. “Adoro dipingere cose in movimento”, dice Fio. “Credo che tutti abbiano bisogno di muoversi, qualcosa finisce e qualcosa inizia, sempre. Le cose che stanno ferme sono noiose e non ti permettono di migliorare. La vita è un viaggio eterno, una ricerca perenne, e io cerco di rappresentarla negli animali.”

C’è stato poi un lavoro collettivo su un’anonima cabina dell’alta tensione a cui hanno preso parte Emmeu, Solo, Diamond e Marcy; eccola:

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e qui di seguito le singole opere:

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Solo                   –                            Diamond

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EmmeU                   –                            Marcy

 

C’è poi un piccolo anfiteatro incastonato fra le case del borgo; sembra il luogo ove, in altri tempi, sarebbero convenuti gli anziani del paese per prendere magari chissà quale decisione importante per la collettività ovvero i bambini festanti che “gridando sulla piazzuola in frotta, e qua e là saltando, fanno un lieto rumore:” Anche quello è stato magistralmente affrescato da Fio Silva:

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il pavimento dell’anfiteatro

In un luogo, per noi un po’ fuori mano, l’artista Diego Ritmo ha realizzato una lunga murata; per problemi tecnici ve ne mostriamo solo uno scorcio prospettico, riservandoci, a breve di mostrarvi l’opera completa in tutta la sua bellezza.

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l’opera di Diego Ritmo

Ecco tre particolari dell’opera:

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Ultimo artista è una nostra vecchia conoscenza; si tratta di Luis Gomez de Teran, l’uomo che dipinge tutti i colori del mondo, oltre che col bianco e col nero, con la scala tonale dei grigi; anche se a volte esprime colori che sembrano essere comunque compressi all’interno di un mondo in cui predomina il nero.   Predilige dipingere volti dando loro una espressività intensa che trasmette un velo di tristezza. Ecco l’opera da lui affrescata sul muro di una casa di Selci:

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l’opera di Gomez

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particolare

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l’ambiente

Ideato dall’Associazione culturale Kill The Pig, il progetto Pubblica, che ha permesso la realizzazione di questi murales, sarà documentato tramite foto e video. A conclusione del progetto di residenza sarà inoltre realizzata e distribuita una mappa di Selci, per orientarsi tra i luoghi degli interventi diffusi nella cittadina.

 

Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /198

Luis Gomez de Teran; di lui abbiamo presentato “Il sacro ed il profano” opera doppia realizzata sul muro che incornicia l’ingresso della metropolitana alla fermata S.Maria del Soccorso, estrema periferia est di Roma sulla via consolare Tiburtina (Atac e dintorni /4 del 27 marzo scorso).

Non più di quindici giorni fa, Gomez si è rintanato in uno di quei posti misteriosi che sempre più vengono ambiti dagli street artist che, rifuggendo il clamore di una street art sempre più di moda, li considerano veri e propri luoghi di riflessione artistica. Noi ci siamo recati in quel posto; ci siamo arrampicati fin sulla torre ed abbiamo scorto, al di là di  un’inferriata, una principessa imprigionata:

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Incantati da quella visione ci siamo prima avvicinati per meglio cogliere quell’espressione triste assunta da quel volto etereo;

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e di corsa siamo andati alla ricerca di un ingresso che ci permettesse di vedere senza ostacoli di sorta quella fanciulla…….. triste e pensierosa, prigioniera in quella torre di quel castello sospeso nello spazio e nel tempo.

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Finalmente entrati nel locale riusciamo ad apprezzare in tutta la sua bellezza questo piccolo capolavoro di Gomez!

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l’opera

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incorniciata nell’ambiente

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primo piano sulle alte luci

Atac e dintorni /4

Le ultime fermate, lato Rebibbia, della metro B di Roma in questi ultimi tempi sono state oggetto di un processo di riqualificazione mediante interventi artistici dei Writers nell’ambito del progetto Urban Breath Project. Oggi, pertanto, facciamo un salto alla fermata  S.Maria del Soccorso per renderci conto di cosa è stato realizzato. Siamo nella estrema periferia est di Roma, sulla via Tiburtina. L’artista chiamato a realizzare il murale sulla facciata di ingresso della stazione metro è Gomez. Di lui sappiamo poco, comincia ora i suoi primi passi nell’ambiente artistico romano dopo aver fatto tanta azione in città culto della street art, Londra e Berlino. La sua opera fa da cornice a quello che è l’ingresso alla metropolitana, le due figure, poste l’una sul lato sinistro e l’altra sul lato destro dell’ingresso stesso, stridono fra loro, l’una rappresenta il sacro, l’altra il profano; il tutto a cornice del religioso nome della stazione.

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l’opera

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le due componenti dell’opera: nec Spe, nec Metu

Ed ora alcune immagini della fase realizzativa del murale:

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E per finire la vita nel sito:

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