Mese: agosto 2015

Ritorno al luogo ai confini della realtà /7

Settimo ed ultimo artista presente all’azione pittorica attuata nella fabbrica abbandonata ampiamente descritta nelle puntate precedenti è un personaggio eclettico, raffinata scenografa, artista da studio dove dà luogo a mostre-istallazione veramente suggestive e cariche di pathos, da poco prestata a quel mondo senza regole e confini che è l’arte ipercontemporanea del muro. Vi si è gettata con quello slancio che la contraddistingue per nulla impaurita di dover mettere su una grande superficie ciò che lei fino a poco tempo fa si limitava solo a progettare grande. Le sue realizzazioni rispecchiano il suo stato d’animo, fanno emergere una sua dualità: un mondo onirico, popolati di mostriciattoli, immagini di agitati sonni notturni, contrapposto ad una realtà che vorrebbe fosse molto tranquilla come, per la fattispecie, il sonno della ragazza presente nell’opera incastonata nel palco naturale che è la parete di fondo di quell’immenso salone della fabbrica abbandonata. Dualità che si ritrova anche in un’altra delle sue tante opere: il ventaglio donato, nel 2012, dall’Associazione Giornalisti Parlamentari all’allora presidente del Senato Schifani; lì MK, con la predominanza del colore rosso, rappresenta da una parte le lacerazioni sociali di un paese in crisi, dall’altro la vitalità e la forza proprie della cultura Italiana che, quando riesce ad esprimersi, è capace di fare la differenza!

Il grande muro (metri 15 X 3,20 circa) realizzato dalla nostra artista “MK” (al secolo Monica Pirone) ci presenta una giovane donna che dorme, un velato sorriso orna la sua bocca; ma i suoi sogni sono agitati, si avverte nell’opera una metà di aspirazione alla tranquillità su cui però incombe tutto un mondo oscuro, fatto di mostriciattoli, in altre situazioni dell’artista rappresentati in maniera più definita, qui solo immaginati. Sulla sinistra c’è l’astratto, dai coloro cupi, un luogo insicuro dove il visitatore può vedere ogni sorta di tentazione, come l’occhio di un demone che incombe  tra le fiamme. Man mano che lo sguardo si sposta verso destra si viene ripagati da un senso di sicurezza, di appagamento, la figura femminile ci riporta alla realtà che l’artista ci dice non essere poi così triste come ce la raccontano spesso i nostri sogni.

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MK si impossessa del muro

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prepara il contorno e fa emergere il volto della ragazza

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un mondo celeste, pacato e tranquillo, prende forma

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ma ecco che appare un mondo oscuro, indefinito, fatto di sogni incomprensibili che generano tensioni interiori

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ed ecco l’opera finale di MK

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fondale del palco di un teatro di un mondo dove i confini fra sogno e realtà si fanno labili

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la firma dell’artista

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particolare dell’opera

 

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Ritorno al luogo ai confini della realtà /6

Sesta puntata del reportage dalla fabbrica abbandonata. Siamo, ci piace ricordarlo, in un sito ai confini della realtà; il visitatore viene colpito in primo luogo dall’aria di solitudine che opprime l’ambiente; senti scorrere il brivido lungo la schiena pensando a chissà quale evento possa aver fatto scomparire repentinamente ogni traccia della presenza dell’essere umano. Ancor più inquietante è il fatto che se non fosse per uno strato di polvere che copre i pavimenti e qualche infiltrazione di acqua piovana su alcune pareti, sembrerebbe che il tempo si sia arrestato il giorno prima della visita; calcinacci e resti di arredi sono compostamente ammassati da una parte, le zone erbose stranamente falciate; come se un guardiano puntiglioso, fosse stato messo lì a prendersene cura.

L’artista di oggi è Carlo Gori, mente eclettica, promotore del progetto Morandi a Colori che ha lo scopo di creare le condizioni finalizzate alla riqualificazione del complesso abitativo Ater di via Giorgio Morandi a Tor Sapienza. Il complesso abitativo grazie alla sua speciale conformazione, che fino ad oggi è stata un ostacolo alla socializzazione dei residenti, potrebbe essere trasformato in una grande galleria artistica a cielo aperto ed in un centro culturale e sociale in tutto se stesso, senza pareti che lo delimitino.

L’opera realizzata da Carlo è una allegoria della vita, ci sono gli attori che oggi la caratterizzano. Sulla piccola parete di sinistra, il personaggio chiave, una figura femminile, che simboleggia l’umanità, che esprime una situazione di riposo, di melanconia che da un senso di quiete, di riflessione di quello che avrebbe potuto fare l’umanità stessa, quello che sarebbe potuta essere l’umanità. Alla destra di questa figura c’è il vulcano che impazzisce. La parete lunga, invece, rappresenta la nostra realtà; ci sono dei soldati che hanno una sorta di elmetto e sono caratterizzati dal fatto di avere tutti la stessa forma e che camminano, un po’ inebetiti, uno dietro l’altro e spingono verso il vulcano tutto ciò che sta davanti a loro. C’è un elefante che cede la sua coda ad un bambino che tira su da una sorta di buco un altro bambino più piccolo. Più avanti una massa di esseri viventi che vanno tutti nella stessa direzione. Il tutto da immaginare come un cataclisma che non è solo naturale.

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la preparazione del muro

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Carlo doma, con gesti sapienti, il grande muro

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ecco nascere personaggi tutti uguali, un po’ inebetiti; compaiono elmetti e fucili

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l’altra metà dell’umanità supportata dagli animali corre verso il futuro

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l’opera  p. I (parete lunga)

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l’opera p. II (con visione parete piccola)

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la firma

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il sito che accoglie l’opera di Carlo Gori

Ritorno al luogo ai confini della realtà /5

L’artista che presentiamo questa sera, anch’essa partecipante all’escursione nella fabbrica abbandonata dagli uomini,  ha una particolarità: quando attacca un muro non perde un attimo di tempo; superconcentrata non si fa distrarre da nulla e porta a termine la sua fatica in un battibaleno. Inoltre è molto attenta alle situazioni e sfrutta ogni dettaglio dei fenomeni ambientali con cui entra a contatto. Pittrice di origini siciliane, tra l’altro raffinatissima e creativa fotografa, dalle spiccate doti naturali fin dall’infanzia, ha affinato la sua cultura artistica a Torino, il suo nome d’arte è Rox Piridda. Nella sua trasferta romana è entrata immediatamente a contatto con il fantastico mondo dell’arte da muro ed ha realizzato un cospicuo numero di murales che avremo l’occasione di mostrare, nel breve futuro, ai frequentatori del progetto “FotografiaErrante”. Rox, nella vita, si occupa di disabilità; comunica con l’ambiente che la circonda attraverso la pittura e la musica, cercando in tal modo di rendere partecipi gli altri delle proprie esperienze.

L’attacco al muro:

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l’opera di Rox Piridda

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un particolare e l’opera in perfetta armonia con quella realizzata da Marcy

Nel secondo attacco Rox Piridda approfitta di una nicchia ricavata in una grande parete:

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La nicchia che viene trasformata in stanza espositiva in un perfetto gioco di prospettive:

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la seconda opera di Rox

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i tre particolari costituenti l’opera

Grazie alla rapidità con cui pensa le opere e le realizza, mentre i suoi colleghi sono intenti a ad apportare ritocchi ai loro murales, Rox può concedersi di gironzolare per il sito e trarre ispirazione da particolari scenari esistenti; si appoggia ad un autoritratto preesistente per inserire il suo motto ” N’Fatti “

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la terza opera di Rox

o materializza una “Cyberdonna” innamorata su una solitaria parete d’un altrettanto immacolato grande ambiente:

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il quarto murale di Rox Piridda

O ancora si appoggia ad una parete dotata di porta per farla diventare una perfetta scatola cinese:

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Rox all’azione

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l’opera, la quinta

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oltre la prima porta

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attraverso la seconda porta

Infine, dipinge un uccello dalle sembianze indecifrabili, ma pulcinotto, che viene sostenuto nei sui primi passi da un elefante, un’opera già “in situ” realizzata dallo street artist Andy Green (murale al giorno numero 31 del 31 luglio 2014):

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la sesta opera di Rox

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inserita nell’ambiente

Ritorno al luogo ai confini della realtà /4

Continuiamo il nostro reportage dalla fabbrica abbandonata conquistata da un gruppo di artisti che hanno cercato di darle linfa vitale trasformandola in un museo spontaneo di arte con”temporanea”. L’artista di oggi è Mauro Sgarbi (di lui abbiamo trattato nell’articolo del 20 settembre 2014), “soldato dell’arte”, pittore della tela convertito al “grande muro”; suoi gli alberi antropomorfi, protettori laici della terra che prendono energia dal sole che non appare mai ma che fa sentire la sua presenza proiettando le ombre sul terreno e tenendo lontane le nubi minacciose.

Mauro conquista il muro:

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L’artista realizza la sua opera:

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inquietanti nubi si stagliano all’orizzonte

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sapienti pennellate danno anima all’albero antropomorfo

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l’opera di Mauro Sgarbi

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particolare

Ritorno al luogo ai confini della realtà /3

Eccoci al terzo appuntamento con il gruppo di artisti che ha scelto come muri espositivi le pareti di un edificio abbandonato una volta adibito a fabbrica alimentare che pullulava di vita. Chiudendo gli occhi sembra di vedere operai indaffarati ad impilare pesanti casse su grandi pellets ; caricare camion che rapidamente imboccavano l’autostrada per distribuire il prodotto in tutta Italia. Ora solo silenzio, solitudine; entrare in quel luogo oggi fa un certo effetto; osservare polvere dappertutto, cospicue infiltrazioni d’acqua (per fortuna solo in qualche ambiente), controsoffittature in polistirolo che abbellivano i locali adibiti ad uffici, venute giù, sparse sui pavimenti e calpestate da qualche disattento visitatore ci fa sentire un po spiazzati; tutto ciò che era riciclabile ed avente un certo valore è stato meticolosamente rimosso e portato via, probabilmente da qualche rigattiere senza scrupoli, così sono scomparse le ringhiere in ferro delle scale, gli infissi, le porte, fili della corrente, interruttori e pannelli luce.  Il tutti stride con le immense pareti che si presentano bianche quasi perfette solo con un sottile strato di polvere che l’artista attento rimuove con una passata di scopa. Ci si trova al cospetto di un microcosmo spettrale, come se fosse passato un cataclisma che abbia fatto scomparire ogni forma di vita lasciando miracolosamente intatte le infrastrutture. Ecco probabilmente perchè l’artista ama introdursi in questi luoghi, forse perché vuole rimettere tutto in movimento, vi vuole riportare la vita, far sì che chi vi si introduce si senta protetto, meno solo!

L’artista di cui tratteremo questa sera è Chew-z, nuovo incontro del progetto “FotografiaErrante”, ma non sconosciuto; di lui abbiamo apprezzato l’opera realizzata a Metropoliz, la realtà occupativa di via Prenestina a Roma, dove convive, autogestendosi, una folta comunità multietnica e dove i locali sociali sono diveniti il più grande e vivo museo di arte contemporanea della città. La sua opera esposta a Metropoliz è questa:

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Nell’opera realizzata sul muro del sito abbandonato Chew-z rappresenta una figura arcaica, quella di Athena, rivisitata però in chiave attuale. La dea viene accompagnata da altre due facce che insieme all’asta da lei tenuta in mano, colano un liquido, l’acqua, principio di vita; e l’asta sta ad indicare il luogo dove fondare la città e le facce che simboleggiano i fantasmi che circondano la dea,  stanno a significare che il luogo emana energia positiva, che genera e costruisce la vita.

L’attacco al muro da parte di Chew-z:

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Ed ora la realizzazione dell’opera da parte dell’artista:

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l’opera di Chew-z

Ritorno al luogo ai confini della realtà /2

Seconda cronaca dell’intervento artistico effettuato da un gruppo di street artist all’interno di un immenso stabile industriale abbandonato da quasi trent’anni. Ieri abbiamo presentato l’opera realizzata da Marzia MNT e Pino Volpino; oggi è la volta di Marcy. Questo giovane artista, di origini pugliesi, lo abbiamo incontrato per la prima volta a Selci (articolo del 26 luglio scorso) dove ha realizzato uno psichedelico volto di ragazza.

Un po’ spaesato dalla grandiosità e misteriosità del sito, Marcy si è cimentato nel realizzare un’opera complessa, un incontro tra l’esercizio calligrafico ed il figurativo ricercato. Un’opera improvvisata di cui prima di giungere sul posto aveva solo “l’immaginazione”. La parte centrale del murale, quella in cui Marcy ha messo tutte quelle tonalità, da l’idea di un universo infinito ed è di sicuro effetto; quel grigio che circonda l’opera fa sì che la stessa si stacchi dalla superficie dove è esposta e sembri fluttuare nell’aria.

L’attacco al muro da parte di Marcy:

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Come di consueto, alcuni scatti che documentano la realizzazione dell’opera:

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l’opera di Marcy

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la firma

Ritorno al luogo ai confini della realtà /1

Il 31 agosto dello scorso anno 2014, salutando i frequentatori del progetto “FotografiaErrante” che se ne andavano in vacanza, presentammo il nostro primo approccio con un mondo a noi allora sconosciuto; in quell’occasione ci imbattemmo, per puro caso,  in un luogo misterioso, e ribadiamo, come dicemmo anche allora, un luogo fatto apposta per farci sentire un brivido lungo la schiena. Lo visitammo perché da un’immagine di un’opera di street art circolante sul Web pensammo, a ragione, di scorgere un luogo a noi familiare, che faceva parte del paesaggio della nostra adolescenza. Vi trovammo infatti l’opera ricercata (murale al giorno numero 31) e in occasione di successive visite (murale al giorno numero 70 del 11 ottobre 2014) ne trovammo altre; gli autori, Andy Green e Mister Tohms. Da allora abbiamo visto altri luoghi (da noi definiti misteriosi), tutti dismessi e lasciati in balia degli uomini e del tempo ma che avevano in comune una semplice cosa, essere diventate dei luoghi di esposizione dei murales da parte di artisti alla ricerca di concentrazione e tranquillità. Abbiamo quindi visitato vecchie fabbriche, vuoi chimiche, vuoi farmaceutiche, edifici statali un tempo adibiti alla cura ed educazione dei “trovatelli” o alle lunghe degenze degli anziani, poveri ovviamente. Siamo andati in immense cartiere edificate vicino ai corsi d’acqua e rapidamente conquistate dalla vegetazione spontanea o edifici di discreta grandezza, dove si producevano saponi o si conciavano le pelli, ubicati anche nei centri cittadini e divenuti bivacchi per poveri diseredati. Siamo entrati infine in centri direzionali, una volta brulicanti di “Yuppies”, giovani professionisti rampanti della finanza e dell’industria, ed oggi miseramente finiti nelle spire del serpente della crisi che ci attanaglia da ormai un decennio. Un viaggio attraverso questo mondo affascinante puù essere compiuto standosene comodamente a casa, scorrendo gli articoli del progetto “FotografiaErrante”.

Di recente siamo tornati nel primo luogo misterioso da noi  visitato; ci siamo tornati perché un gruppo di street artist vi si è dato convegno per esporre le loro opere, frutto esclusivo del loro pensiero, scevre da ogni condizionamento esterno; noi, fortunati viaggiatori erranti, ci siamo intromessi ed abbiamo avuto la fortuna di vederli operare, di colloquiare con loro, insomma di arricchire il nostro bagaglio culturale.

Iniziamo quindi oggi un viaggio che ci condurrà, nel corso di varie puntate, attraverso saloni immensi, scale buie, stanze nascoste di quel luogo abbandonato da quasi trent’anni (si tratta di una azienda di produzione alimentare entrata in attività nel 1965 e chiusa 14 febbraio 1987) che il solo pensiero di visitarlo ti fa accapponare la pelle: sembra di essere precipitati in un episodio de “Ai confini della realtà”, classica serie di telefilm americani degli anni 50 del secolo scorso che narrava gli effetti di visite di extraterrestri, ovviamente molto cattivi, o di conseguenze di ipotetiche guerre nucleari.

Focalizziamo quindi, questa sera, la nostra attenzione su un duo artistico inedito che ha realizzato un’opera dissacratoria di uno dei simboli sacri del ventesimo secolo; sono Pino Volpino (Morandi a Colori, articolo del 19 settembre 2014) e Marzia MNT (murale al giorno numero 61 del 30 settembre 2014 e numero 22 del 22 luglio 2014). Nei prossimi appuntamenti presenteremo le opere di MK, Carlo Gori, Mauro Sgarbi, Rox Piridda, Marcy e Chew-z. Buona visione

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l’attacco al muro da parte di Marzia e Pino

Ed ora alcuni scatti realizzati nel corso della realizzazione dell’opera:

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l’opera di Marzia MNT e Pino Volpino

Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /207

IL murale al giorno di oggi 3 agosto lo siamo andati a cercare in un Centro di Aggregazione Sociale della Capitale, tra quelli storici, “Il Villaggio Globale”, nato nel 1990 come centro interculturale all’interno dell’ex Mattatoio di Testaccio con l’occhio rivolto ai temi legati all’immigrazione. L’opera che presentiamo questa sera, realizzata dal Collettivo Guerrilla Spam, riempie completamente le pareti di un lungo corridoio che dall’ingresso porta al chiostro; su di esso si aprono poi varie porte che immettono al grande salone delle conferenze e a vari locali di servizio.

Guerrilla SPAM nasce nel novembre 2010 a Firenze come spontanea azione non autorizzata di attacchinaggio negli spazi urbani, senza un nome e un intento definito. Dopo alcuni mesi arriva un riscontro dal pubblico e si consolida la guerriglia urbana, dando un nome al gruppo: Guerrilla SPAM. Dal 2011 si susseguono numerosi lavori in strada in tutta Italia e all’estero, che mantengono un forte interesse per le tematiche sociali e per il rapporto tra individuo e spazio pubblico, prediligendo l’azione urbana illegale all’evento più ufficiale e autorizzato (da http://guerrillaspam.blogspot.it/).

L’opera, realizzata nel mese di marzo di quest’anno, è l’attacco n. 85 e porta il nome “Salita (e discesa) dal colle della sapienza”.

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stipiti d’ingresso 

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la parete sinistra

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il frontone di raccordo

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la parete destra